Ozpetek e il segreto del suo successo: “Io ladro di storie vere, rubo le vite degli altri”

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ROMA, 25 OTTOBRE – Il regista delle 'Fate ignoranti' si apre e spiega il suo metodo di lavoro. E soprattutto racconta il suo modo di fare cinema. Uno dei suoi capolavori, 'Le fate ignoranti', nasce da un'idea originale, la stessa idea che porta il film, 11 anni fa, ad entrare di diritto nella classifica dei film più visti di sempre.

“Un nostro amico frequentava un uomo molto bello e altrettanto misterioso. Ce ne parlava continuamente e arrivò a presentarcelo: era molto sfuggente, e questo in effetti ne aumentava il fascino. Una sera, col mio amico, tirammo tardi in un ristorante a chiacchierare con la padrona oltre l'orario di chiusura. A un certo punto va a chiamare il marito in cucina per farcelo conoscere: era il bellissimo amante del mio amico”. E da qui nacque il film. Interpretato, tra l'altro, da una esemplare Margherita Buy.

Ma così, in fondo, nascono tutti i film di Ozpetek, che per la prima volta svela un piccolo segreto del suo mestiere: da ladro gentiluomo 'ruba' storie e racconti per trasformarli in cinema. Una trama o anche solo una scena. Granelli di esistenza che coltiva, anche inconsapevolmente per molti anni, nella conchiglia della sua ispirazione. Si sente un artigiano della fantasia (“Sono orgoglioso di non essere un professionista, ma un regista 'amatoriale' che mescola vita e passioni perché prendano forma sullo schermo”) ed è forse per questo che la sua opera meno apprezzata dalla critica sia stata l'unica tratta da un libro (Un giorno perfetto) anziché fermentata nella sua botte di uomo assetato di vita.

Per quanto riguarda il futuro, il prossimo film del regista italo-turco sarà Allacciate le cinture di sicurezza e prende spunto dalla storia di una coppia di amici, travolti dopo dodici anni di matrimonio da una violenta 'turbolenza'. Sarà il mio primo film sull'amore tra uomo e donna: a Ferzan piace molto esplorare i meccanismi del matrimonio. Infatti dichiara: “Tra due uomini esiste una parità, mentre la donna riesce a trasformare completamente l'uomo quando entra nella sua vita. È successo anche a me, molto tempo fa, che una donna mi cambiasse fortemente la vita, mentre col mio compagno Simone ciò è accaduto molto gradualmente in undici anni. La donna irrompe e prende subito in mano la situazione”.

L'idea del film 'Magnifica presenza' risale a diciotto anni fa “quando un amico si trasferì a casa mia perché la sua, un palazzo giallo sulla ferrovia in via Giuliano da Empoli all'Ostiense, sosteneva che fosse infestata dai fantasmi. Pensavamo tutti che fosse impazzito. Ma poi anche una domestica e la madre scapparono perché sentivano rumori strani. Dopo molto tempo scoprimmo che in quel palazzo due persone s'erano buttate dalla finestra durante i bombardamenti”.

L'idea di altro suo capolavoro, Saturno contro, scaturì dalla disperazione per l'improvvisa scomparsa dell'amico Flavio, come nel film accade a Luca Argentero: “Mi chiesi: se succedesse al mio compagno la mia vita non avrebbe più senso, mi ammazzerei dopo aver diviso tutti i miei averi tra gli amici. In quella storia, girata a casa mia, c'è tutto il mio mondo di affetti. Quel miscuglio di amori, ex amori e amicizie intrecciati che corrisponde alla vita”.

Vita, morte, memoria e amore sono il filo di tutta la sua carriera. “Alla morte penso ogni due minuti. Un'ossessione. Sono ipocondriaco. Ho perso troppa gente intorno a me. E mi resterà sempre dentro una frase di Elio Petri: tutto quello che facciamo nella nostra vita è per sfuggire all'idea della morte. Forse è per questo che faccio film, così come, ovunque vada, spedisco cartoline a tutti, specie ai bambini: per lasciare una traccia dello zio Ferzan”.

Sabrina Bachini

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