Recensione di "Paura in 3D", il nuovo film dei fratelli Manetti

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ROMA, 18 GiugnoLa paura è un’emozione che non si vede ma si sente. Ed è palpabile. L’ultima pellicola di Marco e Antonio Manetti, “Paura” (in 3D), per quanto se ne apprezzi lo sforzo, non riesce a tener testa ai grandi maestri dell’horror come Alfred Hitchcock e Dario Argento.

La trama è questa: Marco (Claudio Di Biagio), Simone (Lorenzo Pedrotti) e Ale (Domenico Diele) sono tre amici che vivono in un quartiere nella periferia di Roma. Ale è un meccanico e un giorno scopre che un cliente dell’officina, il Marchese Lenzi (Peppe Servillo), starà via per un fine settimana per un raduno di collezionisti d’auto d’epoca di cui fa parte. I tre ragazzi approfittano dell’occasione per andare in giro con la lussuosa berlina del facoltoso cliente e scoprono le chiavi di una bellissima villa fuori città. Ma, come spesso accade, a volte la curiosità tira brutti scherzi. La villa infatti nasconde uno spaventoso segreto ed il primo ad accorgersene è Simone, il più timido ma anche il più lucido dei tre. Il ragazzo comincia ad esplorare la casa e, arrivato giù in cantina, scopre che nella villa c’è qualcun altro oltre a loro. Quando mette al corrente i suoi due compagni che in cantina c’è qualcosa, questi ultimi non gli credono. Deciso a far chiarezza e dimostrare di aver ragione, il ragazzo si avventura nello scantinato e lì scoprirà che, sfortunatamente per lui ed i suoi amici, effettivamente c’è qualcuno.

Il film parte  con un prologo incomprensibile con tanto di brutale omicidio e con una voce narrante che fa da cronaca alla didascalica delle immagini. Superata questa prima parte la pellicola diventa carente e noiosa con tentativi maldestri di utilizzare scorciatoie per aumentare la suspance e i colpi di scena, v’è ridondanza di molte sequenze, la lentezza di alcuni passaggi che scema la tensione proprio dove si doveva calcare di più la mano e l’improvvisazione della recitazione lasciata ai tre giovani interpreti. Le lunghe sospensioni della storia sono sostenute da una colonna sonora troppo presente che compensa le lacune del film. La suspence è poco sentita e anche le sequenze più cruente non tengono fede alle aspettative dell’horror a cui siamo abituati. La paura insomma è solo nel titolo.

VIDEO| IL TRAILER DI “PAURA IN 3D”

Carla Iannacone

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