Oracle vs Google: continua la sfida in tribunale

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LAS VEGAS, 30 Aprile – Nona udienza per il processo Oracle contro Google. Nell’aula del Northern District of California arriva Sun nelle vesti di Jonathan Schwartz e Scott Mc Nealy, co-fondatore dell’azienda stessa. Le testimonianze sono contrastanti, a differenza di Mc Nealy apertamente schieratosi dalla parte di Oracle,  Schwartz si complimenta con Google per il successo di Android affermando che la licenza prevede che chiunque realizzi un’applicazione non è tenuto a renderne pubblica la compatibilità con Java, né ad utilizzare il logo.

L’accusa.  Si tratta dell’ennesima violazione di proprietà intellettuale di programmi per elaboratore, ma stavolta la cosa interessante è che il sistema operativo Android in pochi anni ha rastrellato incessantemente quote nel mercato dei sistemi operativi per device mobili, giungendo addirittura a scalzare l’analogo sistema di Apple negli Stati Uniti d’America. Nello specifico le ipotesi di violazione riguardano alcuni brevetti di interfacce grafiche ed i diritti d’autore del linguaggio di programmazione Java, diritti ora di titolarità di Oracle in seguito all’acquisizione di Sun Microsystems.

La difesa. Di fronte alle accuse di Oracle, il gigante delle ricerche sul web si difende: Java è un linguaggio da tutti riconosciuto come libero e gratuito, Google ha costruito Android utilizzandolo entro termini perfettamente legittimi. Ma allora perchè rivalersi su Google? Considerati i tentativi sempre falliti di Oracle di sfociare nel mobile, è chiaro che sta cercando di usare Java come “un martello pneumatico per aprire le casseforti di Google ed estorcere licenze”.

Considerazioni. Al di là delle questioni giuridiche alla base del processo in corso, il caso solleva discussioni e riflessioni su temi che vanno ben oltre: la causa da parte di Oracle contro Google è percepita come la conferma di un prevedibile, massiccio e letale attacco al Software Libero. In effetti Oracle acquista Sun Microsystems nel gennaio 2010. Da quel momento la comunità mondiale degli sviluppatori di Software Libero è fortemente amareggiata. Prodotti come OpenOffice, Java, Solaris e molti altri che Sun aveva sviluppato e rilasciato da sempre con libertà di utilizzo, ed il cui successo è dovuto quindi anche al contributo della comunità stessa, passavano all’improvviso nelle mani di una software house senza alcuna vocazione per la libertà degli utenti.

D’altra parte Google non è tanto diversa da Oracle: anch’essa è una società volta al profitto e quotata al Nasdaq, con fatturati sostanzialmente pari a quelli di Oracle. Certo Android è Software Libero rilasciato con una licenza, la “Apache License, Version 2”, compatibile con la General Public License (GPL), ovvero, la licenza che ha determinato la nascita del Software Libero stesso. Inoltre Apache si può considerare una licenza di Software Libero “debole” o “permissiva” in quanto da una parte concede a chiunque la libertà nell’utilizzo del codice ma tale concessione, eccessivamente ampia, consente anche la libertà di utilizzare lo stesso codice per sviluppare software che possa a sua volta essere rilasciato con licenza “proprietaria”, allontanandosi quindi dai principi ideati e fortemente voluti da Richard Stallman e dalla Free Software Foundation.

Un esempio? Samsung sviluppa un suo sistema Android ottimizzato per i suoi dispositivi e lo rilascia con una sua licenza. La licenza di Software Libero cosidetta “forte” come la GPL, oltre a concedere la libertà di utilizzo, è caratterizzata dall’obbligo di ripubblicare il codice eventualmente modificato con la stessa licenza. Tale concetto definito “effetto virale” è di assoluta rilevanza. In pratica, tutto il codice sviluppato per funzionare in associazione con Software Libero, dev’essere a sua volta coperto con la stessa licenza, pena la caducazione dell’intera licenza.

La licenza Apache è stata quindi scelta da Google più che altro sulla base di logiche commerciali: Android è senz’altro “open” ma poco orientato al mantenimento perpetuo di tale apertura. Chiunque potrebbe infatti appropriarsi di tutte le componenti di Android rilasciate con licenza Apache e “chiuderle” in una licenza proprietaria! Spiacenti nessuna sensibilità verso i diritti degli utenti nè della comunità e tanto meno della diffusione del Software Libero attraverso il cosidetto “effetto virale” della licenza!

Altre riflessioni. Quando e soprattutto chi ha dato inizio alla contesa con Google? Sun oppure Oracle? Oracle ha semplicemente “ereditato” una situazione già creatasi in capo a Sun? Forse Sun non ha intentato alcuna azione legale contro Google prima di essere acquisita solo perché in assenza di risorse economiche per affrontare il processo. Dagli atti è certo che Oracle è arrivata a ricorrere ai tribunali solo dopo che le negoziazioni sono fallite. L’esito della causa determinerà il futuro delle due società colosso, ma anche dei produttori di smartphone come Samsung che grazie ad Android ha registrato una crescita esponenziale delle proprie quote di mercato e – non da ultimo – le sorti degli sviluppatori indipendenti che utilizzano la piattaforma.

Marzia Fanciulli

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