Tutti contro la Rai: no al canone "speciale" sui pc

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ROMA, 21 Febbraio – 938 milioni di euro: è questa la cifra che le imprese italiane dovrebbero sborsare in base al canone “speciale” imposto dalla Rai e chiunque possegga un computer o qualsiasi dispositivo connesso a internet sul posto di lavoro. Chi non lo paga è soggetto a sanzioni da parte degli istituti di vigilanza. Inutile dire che è scattata la protesta sul web e all’interno dei partiti politici contro questa richiesta assurda della tv di Stato.

Non bastava il canone normale, ora “mamma Rai” pretende anche quello speciale dalla aziende italiane. E lo pretende in base ad una legge del 1938 dove l’art. 27 del decreto 246 sanciva che “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione della radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento”. La Rai quindi sta chiedendo un pagamento extra alle aziende italiane, basandosi su una legge vecchia più di mezzo secolo e risalente ad un tempo dove le tv nelle case italiane erano pochissime e internet un miraggio. la Rai dal canto suo afferma che questa richiesta è prevista in una norma del decreto salva Italia e precisa che “il pagamento della tassa non si riferisce al canone ordinario (relativo all’apparecchio detenuto dalle famiglie) ma sono al cosiddetto canone speciale, cioè per gli apparecchi in possesso dalle aziende sul posto di lavoro”. La cifra del canone va dai 200 ai 6mila euro in base al tipo di impresa.

La protesta contro questa richiesta  è scattata immediatamente da parte di tutti gli italiani. La denuncia da parte delle imprese arriva da Rete Imprese Italia che definisce “quella del canone speciale una richiesta assurda perché vengono tassati strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai”. Rete Impresa Italia ha inoltre chiesto l’intervento del Governo e del Parlamento per esonerare le imprese da questo pagamento. Anche esponenti della politica italiana vanno contro questa decisione della Rai. Sia dal Pdl che Idv arrivano cori di protesta per questo canone definito “balzello assurdo”.

E come poteva mancare il web in questa protesta. Su facebook e Twitter gli italiani si sono scatenati tempestando la rete di messaggi contro la tv di Stato. “come può un decreto del 1938 avere senso nella realtà di oggi?” si chiedono gli italiani. E ancora: “il re lo abbiamo mandato via ma siamo ancora prigionieri di una sua legge”. “far pagare il canone ad un pc o ad uno smartphone è come far pagare l’autostrada a chiunque abbia una macchina”, “una legge del 1938 dice che i pc devono pagare il canone. Bene, portiamoci avanti facciamo pagare una tassa per il teletrasporto”. Queste sono solo alcune delle frasi pubblicate sul web negli ultimi giorni. Frasi simpatiche ma anche molto critiche nei confronti della Rai e di questa richiesta veramente particolare sul canone speciale.

In un momento come questo dove le tasche degli italiani sono quasi vuote e il decreto salva Italia sta chiedendo di stringere parecchio la cinghia per andare avanti, non è giusto utilizzare una legge vecchissima per chiedere ancora soldi e arricchire le casse dello stato. Ma poi secondo loro, gli imprenditori usano il computer per guardare i programmi Rai? Internet ormai ce l’hanno tutti ma credo che venga utilizzato per lavoro e non per divertimento, soprattutto dalle imprese. I programmi Rai al massimo li guarderanno la sera, in casa con la propria famiglia.

Staremo a vedere se Parlamento e Governo ascolteranno la richiesta delle imprese italiane e annulleranno il canone “speciale” o ancora una volta la parola degli italiani rimarrà inascoltata.

Francesco Cianni

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