Universo, scoperti i due buchi neri più grandi mai avvistati

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Buchi Neri

BOLOGNA, 6 DICEMBRE – Sono stati scoperti i due più grandi buchi neri mai individuati. Il risultato pubblicato su Nature si deve a un gruppo coordinato da Chung-Pei Ma dell’università americana della California a Berkeley. Autentici ‘mostri cosmicì i due oggetti hanno una massa pari a 9,7 miliardi di masse solari e si trovano al centro delle galassie NGC 3842 e NGC 4889. Prima di questa scoperta il più grande buco nero individuato si trova nella galassia ellittica Messier 87 e ha una massa pari a circa 6,3 miliardi di masse solari.

La scoperta dei due buchi neri mai individuati è stata possibile grazie al telescopio spaziale Hubble gestito da Nasa ed Esa e a telescopi basati a terra. Secondo gli esperti, il risultato aiuterà a chiarire come si formano questi oggetti e le galassie che li ospitano. Inoltre la scoperta suggerisce che i processi che influenzano l’evoluzione delle più grandi galassie e dei loro buchi neri sono diversi dalle dinamiche che interessano le galassie più piccole. Si immagina che tutte le galassie molto massive, con una forma sferoidale ospitino buchi neri al loro centro. Per esempio si ipotizza che galassie lontanissime ed estremamente brillanti come i quasar, che si sono formate quando l’universo era giovanissimo, siano alimentati da buchi neri con masse pari a oltre dieci miliardi di volte quella del Sole

I BUCHI NERI – Previsti dalla relatività di Einstein i buchi neri sono oggetti dalla forza di gravità enorme al punto che qualunque cosa che vi passa pericolosamente vicino viene catturata e ingoiata. Si immagina che questi oggetti nascano dalla morte di stelle molto grandi, almeno sette volte il Sole, che esplodono come supernovae. Il nucleo della stella collassa sotto il proprio peso fino a concentrarsi in un unico punto, chiamato appunto buco nero. Questi oggetti si trovano quindi in uno stato fisico sconosciuto e non emettendo radiazione sono oscuri, risultando invisibili.

Dal momento che non emettono radiazione di alcun tipo, questi oggetti non possono essere studiati direttamente. Tuttavia, spiegano gli esperti dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) esistono delle evidenze indirette dell’esistenza dei buchi neri. Se un buco nero fa parte di un sistema binario di stelle, esso strappa il gas più esterno della compagna e lo risucchia. Questo gas si mette in rotazione, formando un disco attorno al buco nero, che ruota anch’esso sul proprio asse; la materia contenuta nel disco pian piano cade dentro al buco nero. Durante la caduta, la materia raggiunge altissime temperature ed emette raggi X: ed è proprio attraverso questa radiazione che un buco nero pu• essere rivelato. Si immagina che questa sorta di giganteschi imbuti spaziali possano ingoiare tutto ciò che hanno intorno invece, sottolineano gli esperti, l’attrazione gravitazionale che questi oggetti esercitano sui corpi vicini dipende dalla distanza del corpo stesso: solo se un corpo si avvicina troppo viene catturato.

Chiara Arnone

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