Una nuova speranza per combattere i tumori nasce da una proteina dell' HIV

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STRASBURGO, 26 SETTEMBRE – Alcuni ricercatori di un laboratorio di Strasburgo hanno scoperto che, sfruttando l’elevata capacità di modificarsi del virus HIV, hanno individuato un ‘mutante’ in grado di portare alla morte alcune cellule tumorali. Paradossalmente il virus dell’HIV viene usato per combattere il cancro. Sembra assurdo. Infatti usare una malattia per sconfiggerne un’altra può sembrare paradossale, ma presto potrebbe rivelarsi una nuova frontiera delle cure anti-tumore. E’ la pista seguita dal laboratorio Retrovirus ed evoluzione molecolare di Strasburgo, diretto da Matteo Negroni dell’Istituto di biologia molecolare e cellulare del Cnrs (il Centro nazionale francese di ricerca scientifica), che ha modificato il genoma del virus ottenendo ottimi risultati nella morte delle cellule tumorali, con un dosaggio di medicinali inferiore di 300 volte rispetto a quello utilizzato nelle terapie moderne.

Il virus dell’HIV presenta una elevata capacità di mutazione: sfruttando, infatti, questa particolarità del virus, i ricercatori ne hanno combinato il genoma, privato della sua forza infettiva, con un gene umano presente in tutte le cellule, la desossicitidina chinasi (o dCK), che funziona da attivatore dei medicinali antitumorali. “In questo modo, spiega Matteo Negroni, si è ottenuta una banca dati di ottanta proteine mutanti. Tra loro i ricercatori hanno poi individuato la variante con la capacità maggiore di agire sulle cellule cancerose, uccidendole anche con un basso dosaggio di medicinali”. La proteina modificata, poi, non ha bisogno di essere iniettata in tutte le cellule malate: basta infatti che agisca su alcune di loro perché, grazie all’effetto bystander, si assista alla morte delle altre cellule.

Questa ricerca, pubblicata su ‘PloS Genetics’, apre delle importanti prospettive verso un trattamento terapeutico alternativo, in grado di limitare i problemi legati alla tossicità di alcuni medicinali. Gli esperimenti, che sono durati tre anni e guidati da una ricercatrice italiana, Paola Rossolillo, sono stati effettuati solo in provetta. “Bisognerà aspettare un anno e mezzo, forse due, per iniziare la sperimentazione preclinica sugli animali. Finanziamenti permettendo”, conclude Negroni. Test sulla modificazione del virus dell’Aids potrebbero rivelarsi utili anche per la cura di altre malattie.

Sabrina Bachini

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