Italia: troppi parti cesarei, indagano i Nas

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ROMA, 14 Febbraio – Troppi parti cesarei in Italia. Secondo le ultime stime, il nostro paese ha raggiunto una percentuale altissima di nascite effettuate in modo chirurgico e la percentuale è del 38.2% in confronto al 15% che dovrebbe essere per rientrare nella norma secondo l’ Organizzazione mondiale della sanità. Questo dato preoccupa molto il Ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha attivato i carabinieri dei Nas per dare avvio a controlli a campione nelle strutture sanitarie pubbliche e private con l’obiettivo di accertare un eventuale utilizzo “non appropriato” del cesareo in corsia. Questo intervento del Ministro è stato apprezzato dal presidente della Commissione d’inchiesta sul Ssn, Ignazio Marino. Quest’ultimo era tanto tempo che denunciava un abuso del ricorso al parto Cesareo in Italia.

Secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute, solo nel 2010 in Italia si è registrata una lieve diminuzione: l’incidenza è stata del 38,2% contro il 38,4% nel 2009 e il 38,3% del 2008. I valori massimi di cesarei sono stati registrati in Campania (61,6%) e Sicilia (52,8%), e cifre superiori al 40% si rilevano in tutte le regioni del centro-sud, ad eccezione della Sardegna. Le motivazioni di questo andamento possono risiedere ad alcune motivazioni, e la prima potrebbe essere di natura economica. Un taglio cesareo viene infatti pagato alle singole realtà ospedaliere come operazione chirurgica, per una cifra nettamente superiore rispetto a quella corrisposta per un parto naturale. Inoltre, quasi la metà dei punti nascita effettuano meno di 500 parti all’anno, il che implica una minore sicurezza e una maggiore propensione al cesareo da parte dei medici, la cosiddetta ‘medicina difensiva’, per evitare possibili contenziosi.

Un altro dato è che solo il 16% degli ospedali offrono il servizio di analgesia epidurale, e quindi molte donne scelgono il taglio cesareo per sentire meno dolore durante il travaglio, non sapendo che questo procura molto dolore invece dopo l’intervento. Ma, stando alle nuove linee guida dell’Istituto superiore di sanità, pubblicate lo scorso gennaio, sono solo tre le situazioni in cui bisogna ricorrere al parto cesareo: quando il feto è in posizione podalica, quando la placenta copre il passaggio del feto nel canale del parto e se la madre è diabetica e il feto pesa più di 4,5 kg. Altrimenti, senza altre controindicazioni, è meglio ricorrere al parto naturale che è la condizione ideale per il bambino per venire al mondo e per la salute della madre.

Sabrina Bachini

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