Campagna shock contro l’obesità infantile: pericolo di emarginazione e danni psicologici per i bambini

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ROMA, 12 Febbraio – Proviene da Atlanta la campagna shock contro l’obesità, Strong4life, che ha attirato polemiche in tutto il mondo per l’utilizzo di immagini e filmati forti con frasi ad alto impatto emotivo, che ritraggono bambini obesi e infelici, e che causerebbero danni psicologici sui soggetti interessati ed un processo di emarginazione sociale degli stessi.

La campagna in questione, contro l’obesità infantile, ideata e promossa dal Children’s Healthcare di Atlanta, si proponeva come obiettivo quello di intervenire in maniera decisa su questo fenomeno estremamente diffuso negli Stati Uniti, che provoca effetti devastanti sull’organismo dei bambini che cominciano a soffrire precocemente di disturbi quali l’ipertensione e le malattie cardiovascolari. Gli ideatori hanno pertanto pubblicato e diffuso, a partire da Agosto, filmati e immagini shock in bianco e nero con bambini strizzati in maglie troppo strette e descritti quasi come moribondi, con slogan allarmistici, come: “Chubby non è carino se ha il diabete di tipo2” o “Ha gli occhi e il sorriso del padre e probabilmente anche il suo diabete”.

Immediate le polemiche da parte degli esperti di tutto il mondo, trasmesse dalla Bbc e dal Washington Post, secondo cui tale campagna, più che educare ad uno stile alimentare corretto e ad una maggiore sensibilizzazione del problema, porterebbe situazioni di disapprovazione sociale e emarginazione dei bambini obesi, con conseguenti problemi psicologici di questi, costretti a portare un marchio di tristezza stampato addosso. Inoltre Strong4life aumenterebbe il rischio di atti di bullismo contro le vittime dell’obesità, che si troverebbero inevitabilmente a vivere una condizione di forte disagio sociale. Ma lo stop più autorevole è arrivato da Alan Guttmacher, funzionario del National Institutes of Health, per il quale l’iniziativa «comporta un forte rischio di stigma», senza d’altro canto spiegare la complessità del problema, e rivelandosi per questo priva di validità.

GUARDA L’APPELLO DI UNA BAMBINA

Chiara Cavaterra

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