Lavoratori e studenti sempre più amici della pausa snack

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ROMA, 16 Gennaio – La noia colpisce maggiormente chi lavora in ufficio e ricorre agli snack per riempire i tempi morti e le pause che caratterizzano un lavoro di scrivania. Questo è quello che è emerso dall’autore della ricerca alla conferenza annuale della British Psychological Society, svoltasi a Chester. Sandi Mann, dell’ University of Central Lancashire, afferma che questo fenomeno colpisce un lavoratore su quattro.

Anche gli studenti sarebbero vittime della tentazione pausa snack, in quanto la lettura dei libri sui quali studiano porterebbe spesso lo studente ad aver bisogno di staccare la spina e per ingannare il tempo si ricorre spesso a mangiare cibi veloci ma poco salutari. Il lavoratore, stanco di fissare per ore lo schermo del computer, tenderebbe a fare la passeggiata fino al distributore di merendine, onnipresente in tutte le aziende ed uffici, restando così vittima di questo rituale.

Secondo la ricerca, la noia che spinge a ricorrere agli snack, porterebbe anche il lavoratore, una volta uscito dall’ufficio, all’assunzione di alcolici, causando danni sia alla propria salute che agli altri, in caso in cui si mettesse alla guida. Quasi la metà degli intervistati, poi, hanno ammesso che la noia potrebbe anche essere motivo di abbandono del posto di lavoro. Questo è un danno anche all’azienda, in quanto il lavoratore, preso dalla noia, svolge la propria mansione in modo svogliato e quindi ricorre spesso a distrazioni che rendono poi improduttiva la propria giornata lavorativa, ai danni del profitto aziendale.

C’è da dire che se il lavoratore si annoia, vuol dire anche che la mole di lavoro a lui assegnata non è propriamente adeguata al suo potenziale o al tempo a sua disposizione. Sarà anche per questo che c’è crisi? Probabilmente no, ma le aziende potrebbero anche cercare di proporre lavori più avvincenti o assegnare compiti più impegnativi ai propri dipendenti, al fine di non lasciare spazio alla noia e agli snack che danneggiano salute e profitti.

Sabrina Bachini

 

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