Sordità: scoperto il gene responsabile

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ROMA, 5 Gennaio – La “sordità da vecchiaia”, patologia molto diffusa nelle persone di età superiore ai 60 anni, potrebbe finalmente essere sconfitta. Uno studio condotto negli Stati Uniti dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis ha infatti individuato un gene che regola il funzionamento dell’udito e che potrebbe essere responsabile dell’insorgere della fastidiosa sordità caratteristica dell’età avanzata.

Lo studio, condotto su alcuni topi da laboratorio, ha dimostrato che tali animali, privati del gene FGF20, restavano perfettamente sani, ma avevano perso del tutto l’udito. Il risultato della ricerca, pubblicato sulla rivista Plos Biology, rivela che la disattivazione del gene FGF20 provoca la perdita delle cellule ciliate esterne, un tipo speciale di cellule sensoriali dell’orecchio interno responsabili dell’amplificazione del suono. Gli studiosi hanno osservato come, negli animali privati del gene, mancavano circa i due terzi delle cellule ciliate esterne, mentre il numero di cellule ciliate interne (responsabili della trasmissione del segnale amplificato al cervello), è apparso normale.

“Questa è la prima evidenza che le cellule ciliate interne ed esterne si sviluppano in modo indipendente”, ha spiegato il primo autore dello studio, Sung-Ho Huh. “Questo è importante perché la maggior parte della perdita dell’udito legata all’età e indotta dal rumore è dovuta alla perdita delle cellule ciliate esterne. Il passo successivo sarà vedere se la sordità dell’uomo è associata a mutazioni dello stesso gene”.

L’ipotesi dei ricercatori è che la scoperta di tale gene, necessario per la preservazione e la crescita di nuove cellule ciliate esterne, potrebbe svolgere un ruolo importante nella rigenerazione di tali cellule nei mammiferi e di conseguenza nell’uomo. Le sperimentazioni sull’uomo non sono ancora iniziate, ma sembra la ricerca effettuata dagli studiosi di St. Louis abbia fatto un passo nella giusta direzione. La scoperta del gene FGF20 potrebbe portare in futuro alla cura della sordità e alla sua prevenzione, soprattutto nei soggetti di età avanzata.

Francesca Garreffa

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