La rivoluzione sui pacchetti di sigarette: più messaggi negativi

Home»Magazine»La rivoluzione sui pacchetti di sigarette: più messaggi negativi

ROMA, 20 Novembre – Le hanno provate davvero tutte per scoraggiare i fumatori incalliti, inclusi i messaggi di avvertimento sui pacchetti di sigarette, ma nonostante questo in Italia ben 12 milioni di persone fumano circa 70 miliardi di sigarette l’anno. Se si considera che nel nostro Paese, il fumo uccide ogni anno oltre 70.000 persone, di cui 30.000 solo per tumore al polmone, si può affermare che le strategie dissuasive finora utilizzate non abbiano prodotto l’effetto desiderato.

Gli esperti, riuniti per la VI Conferenza Nazionale sulla BCPO dal titolo “Quale futuro per i pazienti BPCO”, hanno perciò messo a punto nuove strategie di comunicazione per ridurre la dipendenza dal fumo, soprattutto tra i giovani. Questa, in particolare, la proposta che arriva dagli esperti: riservare l’80% della grafica presente sui pacchetti ai messaggi negativi e lasciare solo il 20% dello spazio grafico alla marca della sigaretta, senza logo. La lotta alle sigarette, sempre secondo gli esperti, contribuisce alla prevenzione della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), malattia polmonare progressiva e solo parzialmente reversibile con opportuni trattamenti farmacologici. Una patologia che ha come fattore di rischio più importante proprio il fumo di sigaretta, ma anche quello di pipa, di sigaro e di altri tipi di tabacco. Anche il fumo passivo può però contribuire all’insorgenza della patologia.

Stefano Centanni, presidente della Società italiana di medicina respiratoria (SIMER) e Ordinario Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Milano, spiega quanto sia difficile condurre una guerra efficace contro le multinazionali del tabacco: “Purtroppo la lotta contro le multinazionali è molto difficile, ma se si riuscisse potrebbe essere una svolta poiché annullare un marchio commerciale potrebbe determinare disaffezione”. Inoltre, per quanto riguarda i messaggi negativi sui pacchetti, sostiene Centanni, meglio non insistere troppo sulle patologie e, riferendosi ai giovani afferma: “Fate capire loro quanto è cattivo l’odore del fumo. Quanto è fastidiosamente puzzolente l’alito e la pelle. Che i denti diventano gialli e i capelli opachi. Che fumare diminuisce la potenza sessuale. Chi fuma è un depresso, che combatte la sua depressione con il fumo della sigaretta. E chi è vittima della nicotina, non è una persona libera”.

Francesca Garreffa

 

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published.