Sprechi alimentari, numeri da incubo per l’Italia

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Ogni italiano ogni anno spende 360 euro in cibo che terminerà nella spazzatura

Ogni anno le famiglie italiane cestinano 145 chili di cibo. Ogni 12 mesi, si acquistano ma non si consumano 360 euro di beni alimentari. È questa la fotografia dello spreco alimentare in Italia scattata dall’obiettivo dell’Osservatorio nazionale Waste Watcher. Questa situazione si verifica per lo più nelle case degli italiani, e non, contrariamente a quanto si possa pensare, all’interno delle attività commerciali. La somma tra tutte le “perdite” dell’industria alimentare, dalla produzione fino al consumatore, sale a cifre vertiginose. Perdite di campo, sprechi industriali e complicazioni nella distribuzione producono uno spreco complessivo di 15 miliari e 615 milioni di euro, cifra riferita al 2015 ma destinata inesorabilmente ad aumentare.

Quel che denuncia Waste Watcher è ancor oggi una scarsa sensibilizzazione sugli sprechi. Quattro italiani su dieci non conoscono neppure la normativa anti-spreco che è entrata in vigore qualche mese fa, ma la maggior parte della popolazione ha dichiarato di essere in possesso soltanto di informazioni vaghe, senza avere contezza dell’intero provvedimento legislativo.

Quando si parla di italiani, però, Waste Watcher evidenzia sei macro-gruppi principali, che narrano però di un paese diviso esattamente in due parti. Una fazione, il 57% degli intervistati si è dichiarato completamente o parzilamente affine al problema, sia per naturale propensione che per necessità, mentre più di un italiano su quattro fluttua nell’alveo dello spreco.

Come risolvere questo grande problema che affligge soprattutto l’occidente più industrializzato? Secondo gli italiani stessi, le soluzioni sono differenti. In primis, evitare l’acquisto impulsivo, che spesso comporta acquisti insensati o poco necessari, poi effettuare un check della dispensa. Scendono invece le percentuali di coloro che congelano i cibi, ma ancor meno sono coloro che raccomandano di verificare se effettivamente i cibi scaduti sono realmente andati a male prima di cestinarli definitivamente. Per ridurre ulteriormente gli sprechi, soprattutto durante i pasti consumati lontano da casa, sia gli italiani che Waste Watcher “premiano” le family bag, ossia la possibilità che i ristoratori consegnino ai clienti le porzioni non consumate per mangiarle a casa. Tale soluzione, pur essendo giudicata valida, efficace e funzionale, molto spesso però non viene applicata, sia per questioni di imbarazzo che per un mancato supporto dei ristoratori. In ogni caso, la situazione in Italia può e deve migliorare, e Waste Watcher ci fornisce i dettagli per evitare che mensilmente ogni italiano spenda 30 euro in cibo che finirà mestamente nell’immondizia senza essere consumato.

 

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