Eutanasia, crescono le richieste per la dolce morte

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Il decesso di Dj Fabo ha riaperto le polemiche sull'eutanasia

Probabilmente non è vero, probabilmente dj Fabo non è morto alle 11.40 del 27 gennaio scorso. Il 40enne era diventato cieco e tetraplegico a causa di un gravissimo incidente stradale avvenuto nel 2014, è morto lì, per la prima volta. È morto ancora quando, dopo diversi messaggi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo di intercedere sul tema della legge sul biotestamento e sull’eutanasia, ha dovuto ascoltare il terzo rinvio della discussione alla Camera.

Voleva porre fine alla sua “non vita” e per farlo è dovuto andare in Svizzera, “con le sue forze e non con l’aiuto del suo Stato”. Dj Fabo è solo l’ ultima delle 232 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all’Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere l’eutanasia all’estero. Il 20-30% di coloro che chiedono l’ aiuto dell’associazione sono malati psichici, patologie difficili da capire, ma prima di tutto persone, stanche di convivere con la sofferenza. A rivelare questi dati è il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. Numeri in forte crescita anche secondo il presidente dell’Associazione Exit-Italia, Emilio Coveri, che sottolinea come in media, siano circa 50 l’anno gli italiani che chiedono e in molti casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera, unico stato europeo dove la pratica è legale.

E’ però sulla base di un preciso protocollo previsto dalla legge svizzera sulla “Morte Volontaria Assistita” che il paziente può arrivare a porre fine alla sua vita. Il primo passo prevede l’attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l’invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta. Ci sono quattro strutture a cui rivolgersi: a Basilea, a Forch (la clinica vicino a Zurigo dove è morto dj Fabo), a Berna e a Lugano. Dopo l’accettazione da parte della struttura è previsto un colloquio con il medico che accompagnerà alla fine il paziente.

Dal primo all’ultimo istante il medico, per legge, tenterà di convincere il paziente a desistere. C’è chi sceglie di tornare indietro e rinviare. E c’è chi sceglie di andare avanti. Quello che conta è essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere con la dose letale di medicinale in mano o di poter azionare con la bocca un macchinario che permette di ingerire il liquido (così come ha fatto dj Fabo). Per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica tracheotomizzati, a cui è stata applicata la Peg, ossia il sondino che porta qualsiasi tipo di nutrizione o liquido direttamente nello stomaco, tale dose verrà introdotta direttamente come se fosse una bevanda.

Se l’intento manifestato dal paziente fosse ancora una volta quello di voler procedere, il medico somministrerá dei farmaci anti vomito e successivamente il pentobarbital, potente barbiturico che diventa mortale se la dose supera i 3 grammi o il cloruro di potassio per generare l’ arresto cardiaco.

In pochi istanti il paziente si addormenta profondamente per effetto del sonnifero presente nella bevanda. Quando non può più avvertire nulla, si verifica il blocco della respirazione e interviene la dolce morte. Dalla somministrazione alla fine, trascorrono in tutto 10-15 minuti. Un iter faticoso, anche per chi soffre di riflesso. Una procedura che come tutte le cose ha un prezzo, 10 mila euro per porre fine ad atroci sofferenze, che ad oggi non vengono alleviate ai malati nemmeno dal proprio Stato, che rimane sordo anche alle urla di dolore di molti dei suoi figli.

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