Intervista a Cyro Rossi, da oggi al cinema con "Maria per Roma"

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Roma, 8 giugno – Toscano di origine ma romano di adozione, una maturità artistica e diversi anni di vita passata oltre i confini italiani. Cyro Rossi, interprete dell’opera prima di Karen Di Porto “Maria per Roma“, ha scoperto la sua vocazione per la recitazione prima dei 25 anni, dedicando anima e corpo allo studio della disciplina sotto la guida del regista Giuseppe Ferlito.

Idee chiare e  tanti progetti per il futuro come quello nel ruolo di regista per un cortometraggio, Cyro Rossi si racconta svelando la sua anima neorealista:

Quando ti sei accorto che la recitazione poteva diventare un mestiere?

Me ne sono accorto a 25 anni, ma anche prima perché ero appassionato del primo Verdone, Sergio Leone, le musiche di Ennio Morricone. Poi ho iniziato la prima scuola, la Scuola di Cinema Immagina di Giuseppe Ferlito a Firenze dove ho fatto i primi quattro anni. Lavoravo di giorno e la sera andavo a questa scuola. Ho fatto e girato vari cortometraggi e due film con Giuseppe Ferlito, uno è “L’Affarista” e l’altro è “Nero di Seppia”. E da lì poi è partito tutto.

Quale ritieni sia stata la maggiore difficoltà che hai trovato sul tuo cammino fino ad oggi per portare avanti il tuo lavoro?

Le difficoltà ci sono tutti i giorni, da quando è partito il tutto…adesso ancora mi domando tutti i santi giorni se questa è la strada. I dubbi amletici mi circondano ogni giorno, però sicuramente la passione, la determinazione, l’ambizione verso questo determinato lavoro, indubbiamente molto difficile, ecco queste tre priorità vincono rispetto a tutto il resto. Le difficoltà sono all’ordine del giorno: parte o non parte un progetto, ti cambiano questo o quello, però non vai bene e allora prendono un altro, ecc., le difficoltà ci sono sempre e sono dietro l’angolo. Quindi ci vuole grande determinazione, ambizione, umiltà, passione per questo mestiere.

Tu hai avuto diverse esperienze in film, fiction, cortometraggi e ultimamente anche videoclip. Quali sono sostanzialmente le differenze, dal punto di vista recitativo, in un videoclip?

Ma in un videoclip, l’ultimo che ho girato per la regia di Pierfrancesco Bigazzi del gruppo musicale La Scatola Blu con il brano “La canzone di Bobby Long e Robert Johnson”, l’attore è più visivo. C’è musica, non ci sono dialoghi e c’è solo la tua immagine…forse è più “semplice”, c’è un discorso più emotivo, di coinvolgimento visivo.

Quindi cosa preferisci?

Beh facendo l’attore tutto, anche se devo dire che il cinema muto è meraviglioso. Stavo rivedendo dei, film anni 30…quanto cavolo parlavano anche senza dar voce alle proprie corde vocali! Davano espressione con il corpo, il linguaggio del corpo è troppo importante per un attore, soprattutto qui in Italia dove siamo ancora degli attori “mentali”. Però preferisco sicuramente la voce, dare voce e trasmettere con le parole, dare emozione a chi ci guarda. Credo sia questa la cosa più importante.

Oggi esce nelle sale “Maria per Roma”, per la regia di Karen Di Porto, in cui hai avuto un ruolo centrale interpretando il padre della protagonista. Vogliamo parlare di questo film?

“Maria per Roma” è un’opera prima di Karen Di Porto, un film indipendente prodotto dalla Bella Film…è un gioiellino, nel senso che è stato scritto e diretto da Karen, io interpreto il ruolo del padre fantasma…ora non svelo di più, ma racconta di questa ragazza che rincorre i propri sogni e sogna di diventare attrice. Ha tantissime difficoltà ogni giorno per portare avanti questo suo obiettivo, fa tanti lavoretti come fanno tutti per continuare ad andare avanti, ed è molto realistico. Uscirà oggi al Cinema Eden di Roma, è stato al Festival del Cinema di Roma ed è stata una bella sorpresa per tutti noi, c’è stata grande passione, grande cuore…è una bellissima fotografia di Roma grazie anche alla direttrice della fotografia, Maura Morales Bergmann, molto in gamba che ha fatto anche molti film.

Senza svelare troppi dettagli, quali sono state le particolarità del tuo personaggio in “Maria per Roma”, che lo hanno contraddistinto da altri ruoli che hai precedentemente interpretato?

C’è il legame padre e figlia, un legame molto forte…ci sarà poi una sorpresa alla fine che non posso dire. C’è stato sicuramente molto coinvolgimento, io ho una figlia di 8 anni quindi questi rapporti mi colpiscono molto. Attualmente sto scrivendo un cortometraggio, e a me piace molto trattare argomenti neorealistici, sono amante del cinema di De Sica, Pasolini, Bertolucci. Il neorealismo è molto importante, soprattutto nei rapporti famigliari madre-figlia/o e padre-figlia/o, ci sono tantissime dinamiche che poi ci portiamo dietro negli anni e nella nostra vita, finché poi non si decide di staccarsi. In “Maria per Roma” c’è molto di questo.

Quali sensazioni ha provato quando hai camminato sul tappeto rosso del Festival del Cinema di Roma, dato che il film ha ricevuto forte interesse mediatico?

È stata una soddisfazione grandiosa per tutti noi! Soprattutto per noi attori che ci conosciamo da diversi anni, lo stesso con Karen, tuttora facciamo teatro insieme. È stata una grande soddisfazione davvero, molto emozionante. È, diciamo, un’iniezione di fiducia verso questo nuovo cinema.

C’è un aneddoto o un sipario divertente che vuoi raccontare circa il backstage del film?

C’è una location che è molto particolare, dove c’era un’energia fortissima…non svelo molto altrimenti Karen si arrabbia, c’è sicuramente una scena molto forte, questo posso dirlo, in un luogo molto sacro. Appena sono arrivato per girare sul set mi è arrivata questa energia fortissima.

Parliamo invece di “Ledis”, una web serie con sceneggiatura di Jenni Perlangeli. Di cosa si tratta?

È una Sex and the City all’italiana, molto carina con attori e attrici bravissimi, da Barbara Ronchi che è la protagonista, poi c’è Emilia Verginelli, Giada Benedetti, Paolo Racanati. Jenni ha messo su un bel cast, ha scritto molto bene, il tutto diretto da Pietro Faiella, e siamo presenti in vari festival come il Comedy Short Film Festival di Los Angeles. Abbiamo vinto inoltre il Roma Doc Festival.

Io interpreto il ruolo di Giulio, uno sfigatello con la camicetta tutta chiusa, le bretelle, il papillon, tutto pettinato…un po’ nerd, con gli occhialetti, che si innamora di questa ragazza e la vuole conquistare in tutti i modi. Però le racconta un sacco di fregnacce! Quindi è molto divertente, è stato piacevole lavorare con Jenni che è un’amica, quindi c’è una bella complicità a livello umano e credo che questa sia la priorità, in genere, avere una stessa lunghezza d’onda.

La serie, come hai anticipato, è in concorso al Fabriano Film Fest, il Big Shorts Film Festival e ha vinto Il Roma Cinema Doc Film Fest. Qual è la peculiarità di questa serie? Cosa la contraddistingue?

Credo sicuramente la scrittura, le attrici, gli attori e la regia. La scrittura di Jenni è stata molto importante per la valorizzazione dell’attore.

Su Facebook, nella pagina ufficiale di “Ledis”, c’è una frase che mi ha colpito: “ È un chiaro e libero sfogo ai turbamenti e alle nevrosi della generazione 2.0”. Secondo te quali sono le problematiche derivanti dalla società odierna, in relazione alla serie?

Una marea! Forse è meglio che non parlo altrimenti mi censurano! Credo ci siano tante nevrosi di ambizione non sana nel senso di immagine e superficialità, condizionata da una società che negli ultimi anni si è basata su questo, ovvero nell’arrivare tanto per dimostrare, mettendo da parte il mostrare e essere noi. Quindi basata su una superficialità di immagine che si riscontra anche dall’altra parte del mondo. Basta pensare a personaggi come Trump che rappresenta tutto questo. Credo sia molto importante avere i piedi per terra, e dal mio punto di vista continuare ad essere diplomatici ma non troppo, riuscire a portare avanti le proprie idee, non vendersi così su due piedi.

Ci avviamo verso la conclusione dell’intervista. Quali particolarità dovrebbe avere una sceneggiatura per farti dire “questo film o questo ruolo è adatto a me”?

Beh una sceneggiatura andrebbe letta…ma per me è molto importante la fiducia con il regista, con chi l’ha scritta, leggerla ma anche parlarne a voce con chi l’ha scritta e chi la dirigerà. Quindi per me è molto importante l’energia empatica, e lo sto riscontrando nel mio primo lavoro come regista, quindi sono per la comunicazione con l’attore, o io comunque come attore verso la regia e chi scrive la sceneggiatura, quindi parlarne e comunicare con le persone. Se ti interessa la leggi, ma è anche molto importante discuterne, farmi spiegare e farmi raccontare l’idea, dove vogliamo arrivare, qual è l’obiettivo. Ognuno di noi ha un obiettivo, sia il regista che lo sceneggiatore, che vogliono raccontare, e quindi entrare più in profondità.

Ultima domanda, qualcosa lo hai già accennato precedentemente, quali sono i tuoi progetti in cantiere?

Sto girando questo cortometraggio nel mio primo lavoro alla regia, ho altri due progetti che mi hanno proposto come attore, ci sarà un prossimo film con Karen Di Porto (che sta già scrivendo) in cui figurerò come attore. Poi ci sono diverse cose in ballo, ad alcune bisogna anche saper dire di no, mi erano state proposte un paio di cose che non ritenevo adatte a me. L’importante è fare le cose per bene fino in fondo, non tanto per farle, quindi rischiare e capire cosa scegliere e cosa no….bisogna metterci la faccia fino in fondo…io ce la metto la faccia, tu ce la metti!?

Sabrina Spagnoli

 

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