Camorra: ucciso a Nettuno Modesto Pellino, è stata un'esecuzione

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ROMA, 25 LUGLIOOmicidio in strada ieri a Nettuno, vicino Roma. Modesto Pellino, detto “’o micillo”, considerato il luogotenente del clan Moccia, attivo a Napoli e nell’hinterland, è stato ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco in piazza Garibaldi, con una vera e propria esecuzione. La telefonata al 113 è giunta alle 17,40. Sul posto sono giunti gli agenti della squadra Mobile. Il killer ha colpito Pellino con sette colpi alle spalle, sotto gli occhi di diverse persone e in una piazza circondata da palazzi.

L’aggressore ha sorpreso la vittima alle spalle mentre parlava al cellulare e in un’altra mano aveva un ombrello, all’angolo della piazza Garibaldi. L’ha colpito con sette colpi di pistola calibro 9, due dei quali lo hanno preso in pieno alle schiena, un altro al fianco sinistro e altri sono rimbalzati sul muro di cinta della casa di fronte finendo anche nel cortile del numero civico 43. Grande lo spavento della piazza, che è una di quelle centrali a Nettuno, circondata da negozi e da abitazioni e a quell’ora molto trafficata.

Secondo alcune testimonianze il killer, che indossava jeans neri, maglietta nera e cappellino dello stesso colore, è  fuggito dalla laterale via Bainsizza. La moglie di Pellino avrebbe riferito agli investigatori che suo marito era uscito per una passeggiata. Tra le ipotesi, quindi, anche quella di un appuntamento con il killer, senza che la vittima immaginasse le sue intenzioni. L’uomo, infatti, era disarmato ed era uscito, forse rapidamente, senza documenti. Sono in corso ricerche, posti di blocco e controlli della polizia per verificare se il killer avesse un complice che lo attendeva e per capire che via di fuga abbia usato. In prima fila nella caccia al killer, oltre al commissariato di Anzio e Nettuno, c’é la Squadra Mobile di Roma.

La vittima era stato ai vertici del clan camorristico dei Moccia ed era considerato il ‘luogotenente’ del clan Moccia di Afragola, attivo a Napoli e nell’hinterland. Attualmente era sottoposto a sorveglianza speciale e dopo essere riuscito a sfuggire più volte alla cattura era stato arrestato nel 2010, dopo due anni di latitanza. Non a caso era ritenuto uno dei più pericolosi componenti del ‘gruppo di fuoco’ del clan, per il quale avrebbe gestito attività illecite come estorsioni, droga ed armi. Durante il periodo di latitanza di Pellino, il suo nome era stato proposto per l’inserimento dei cento ricercati più pericolosi a livello nazionale. Solo qualche giorno fa un altro episodio aveva sconvolto il litorale romano, con un gesto intimidatorio nei confronti dei gestori di uno stabilimento balneare a Ostia. Un ordigno era stato piazzato in spiaggia e la sua presenza era stata annunciata da una telefonata anonima.

Valentina Ferrari

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