Filmava con l'I-Phone parti intime di donne in aeroporto, arrestato guardone a Fiumicino

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ROMA, 9 Giugno Arrestato ventisettenne a Fiumicino, le accuse di cui dovrà rispondere sono molestia ed atti osceni. Il ragazzo spiava e riprendeva con l’I-Phone le parti intime delle ignare vittime, ponendo l’apparecchio sotto la gonna o nei bagni pubblici. Dopo varie segnalazioni la polizia è riuscita finalmente ad acciuffarlo e a mettere fine alle molestie. Dopo l’arresto G.V. ha confessato in lacrime, ringraziando le autorità di aver messo fine alle sue perversioni.

Il territorio sul quale si muoveva era l’aeroporto di Fiumicino, impiegate e turiste, ignare, venivano riprese e violate nella propria intimità. Il punto di svolta è stata l’ennesima segnalazione di una dipendente del Terminal di Fiumicino che afferma di essersi accorta che il ragazzo, dopo averle sollevato la gonna, le riprendeva il fondoschiena con il suo I-Phone. La ragazza ha sferrato un calcio per difendersi, provocando la caduta di G.V. che si è dato immediatamente alla fuga. Ma la descrizione fornita dalla vittima e i video delle telecamere di sicurezza hanno permesso agli agenti di identificare il maniaco e di notare il tesserino in dotazione al personale dell’aeroporto in modo da risalire ancor più velocemente all’identità del ragazzo.

Sull’I-Phone del ventisettenne gli agenti hanno trovato le immagini riprese quel giorno. Durante la perquisizione domiciliare è stato trovato nell’hard-disk del suo personal computer un intero archivio di video. Il maniaco aveva collezionato circa 80 vittime riprese con immagini di donne violate nella propria intimità, nei bagni, sotto sedie e tavolini, sul posto di lavoro, nel salire scale mobili o percorrere tapis roulant.

Bloccato dalle autorità competenti il giovane confessa tutto e scoppia a piangere. Le accuse di cui dovrà rispondere sono quelle di violenza e molestie sessuali reiterate, ed è stato ovviamente ritirato il tesserino aeroportuale che gli permetteva di agire indisturbato. Le indagini proseguono per verificare se, all’insaputa delle vittime, le immagini rinvenute siano state diffuse in rete.

Antonia Silvestro

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