Caso Orlandi: indagato Mons. Vergari, ex rettore di Sant’Apollinare

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ROMA, 19 Maggio – Monsignor Pietro Vergari, rettore della basilica di Sant’Apollinare fino al 1991, è indagato dalla Procura di Roma per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi, la figlia del messo vaticano scomparsa il 22 giugno del 1983. Non è da escludere che l’iscrizione nel registro degli indagati di Mons. Vergari, avvenuta all’indomani dell’apertura della tomba di Enrico “Renatino” De Pedis, sia da ricollegarsi al misterioso rapporto che legava il boss della banda della Magliana, ucciso a Campo de’ Fiori 22 anni fa, all’ex rettore di Sant’Apollinare. Scrive, infatti, Mons. Vergari sul suo sito internet a proposito del suo incontro con De Pedis: “Nel carcere mai ho domandato a nessuno perché era là o che cosa aveva fatto. Tra le centinaia di persone incontrate dei più diversi strati sociali, parlavamo di cose religiose o di attualità. Enrico De Pedis veniva come tutti gli altri, e fuori dal carcere, ci siamo visti più volte: normalmente nella chiesa di cui ero rettore, sapendo i miei orari e altre volte fuori, per caso. Mai ho veduto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri, tranne la conoscenza dei suoi familiari. (…) Mi ha aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri.” Poi, a proposito della sepoltura del boss a Sant’Apollinare, l’ex rettore della basilica scrive: “Qualche tempo dopo la sua morte i familiari mi chiesero, per ritrovare un po’ di serenità, poiché la stampa aveva parlato del caso e da vivo aveva espresso loro il desiderio di essere un giorno sepolto in una delle antiche camere mortuarie, abbandonate da  oltre cento anni, nei sotterranei di S. Apollinare, di realizzare questo suo desiderio. Furono chiesti i dovuti permessi religiosi e civili, fu restaurata una delle camere e vi fu deposto”. De Pedis fu ucciso nel febbraio del 1990 a via del Pellegrino, in un regolamento di conti. La sua famiglia riuscì ad ottenere il permesso di tumulare la salma a Sant’Apollinare, grazie al via libera dell’allora arcivescovo vicario di Roma, Ugo Poletti. Fu lo stesso Mons. Vergari a scrivere di suo pugno una dichiarazione in cui si attestava che “il signor Enrico De Pedis (…) è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale”.

Intanto, le indagini condotte lunedì scorso dalla Procura di Roma e dalla Squadra mobile hanno confermato che il corpo seppellito nella cripta della basilica era proprio quello di De Pedis. Dalle ispezioni sono però emersi nuovi elementi che contribuiscono a gettare nuove ombre sulla vicenda. A quanto si apprende, infatti, intorno alla tomba di “Renatino” sono state rinvenute circa 200 cassette contenenti resti ossei, che la polizia scientifica sta procedendo ad esaminare per scoprire eventuali collegamenti con Emanuela Orlandi. Non è chiaro se l’iscrizione dell’alto prelato nel registro degli indagati per concorso nel sequestro dell’allora 15enne cittadina vaticana – “atto dovuto” secondo i magistrati di Roma – sia riconducibile a questi nuovi sviluppi. Quello che è certo è che la politica del Vaticano attorno a questa vicenda negli ultimi tempi è mutata. La Santa Sede ha infatti deciso di fornire la massima collaborazione al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi. Le stesse operazioni a Sant’Apollinare sono infatti state condotte in accordo tra Vaticano e Procura.

Francesca Garreffa

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