Caso Orlandi: il Vaticano conosce la verità, la tomba di Renatino De Pedis resta chiusa

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ROMA, 3 Aprile – Secondo gli investigatori, in Vaticano si conosce la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia del messo pontificio di Giovanni Paolo II, avvenuta il 22 giugno del 1983. Gli inquirenti della Procura di Roma sono certi che la ragazza, prima di sparire, all’età di 15 anni, sia stata seguita e che in tale vicenda siano stati coinvolti esponenti della Banda della Magliana. Grazie alle indagini e al contributo di alcuni pentiti, sono stati individuati Sergio Virtù, Angelo Cassani detto “Ciletto” e Gianfranco Cerboni detto “Gigetto”, oltre al boss della banda Renato De Pedis, detto “Renatino”. Indagata nella vicenda anche Sabrina Minardi, ex compagna di quest’ultimo.

Il nome di De Pedis è stato associato alla scomparsa di Emanuela Orlandi nel 2005, in seguito ad una telefonata arrivata alla trasmissione Chi l’ha visto. Una voce anonima, successivamente attribuita a Carlo Alberto De Tomasi, figlio di “Sergione”, sosteneva che per risolvere il caso Orlandi fosse necessario vedere chi era sepolto nella basilica di Sant’Apollinare. E proprio lì è stato sepolto Renatino, ucciso il 2 febbraio 1990 in un regolamento di conti. Riaperta l’inchiesta, nel 2010 il Vaticano ha dato il nulla osta che, su richiesta dell’Autoritá giudiziaria italiana competente, la tomba di De Pedis potesse essere ispezionata. Secondo i magistrati, tuttavia, non sarebbe più necessario, considerando anche che il boss è morto sette anni dopo la scomparsa della ragazza.

Il fratello di Emanuela ha lanciato una petizione al Papa che ha finora raccolto 75 mila adesioni, e commenta così le recenti rivelazioni: “La posizione dei pm, secondo cui personalità vaticane conoscerebbero la verità è importantissima. Ora mi aspetto una risposta dal Vaticano: questo silenzio sta diventando imbarazzante”.

Martina Bezzini

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