L’Europa è per le donne

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ROMA, 31 MarzoSpazio Europa, ufficio collocato al centro di Roma, gestito dall’Ufficio d’informazione per l’Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, si propone di promuovere la conoscenza e il dibattito sulle questioni europee. Nel mese di marzo sono stati organizzati una serie di incontri rivolti al mondo delle donne, sempre più spesso denigrate e considerate solo in quanto “parte debole” nella società. Al contrario la donna rappresenta un punto di slancio e di forza per i Paesi dell’Unione Europea: dalle statistiche si rileva che negli Stati in cui le donne occupano un posto di responsabilità, si registra un Pil (Prodotto interno lordo) più elevato.

L’Europa, ormai vero e proprio centro di osservazione di cambiamenti e trasposizioni nelle società dei 27 Paesi membri, apre le porte del mondo del lavoro e si tinge di rosa. Durante la conferenza organizzata dall’associazione TIA (Trasformation in action), che pone l’accento sul Cambiamento e la Trasformazione, si è trattato anche delle donne impegnate politicamente, che, in quanto madri e lavoratrici, sono maggiormente in grado di percepire gli umori dei cittadini ed attuano scelte migliori, le quali possono ricoprire tale incarico solo mediante la presenza di proporzionate quote rosa, oggetto di annosa questione in Italia.

L’intervento di Simona Clivia Zucchett, Vice Presidente di Equality Italia, ha messo in luce le grandi difficoltà che ostacolano l’entrata delle donne nel mercato del lavoro, a causa delle discriminazioni cui sono soggette; molte donne sono “doppiamente discriminate”, sia per il loro genere femminile, ma anche come disabili, omosessuali, immigrate. Questi disagi derivano anche da lacune normative non più coeve con il veloce sviluppo della nostra società: il legislatore dovrebbe modificare la legge n.68/1999, non più attuale e conforme alla realtà. Si è poi ricordato di un importante progetto, battezzato “Medicina di genere”, per risolvere il problema sulla discriminazione delle donne anche nel campo della medicina. Molte terapie risultano curate con medicinali testati su cellule maschili, quando poi sono destinate anche a noi donne, con effetti indesiderati: tutti e tutte abbiamo il diritto di esser curati e curate in ugual misura. Si è dimostrato che sono sempre più numerose le donne che muoiono per patologie cardiovascolari non conosciute.

Il senatore Pd, nonché Segretario della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Roberto Di Giovan Paolo, reduce da una riunione della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenti, ha condiviso con i presenti una triste realtà delle famiglie italiane: la separazione e l’ardua questione dell’affidamento dei figli. Giustamente occorreva equilibrare l’ago della bilancia anche a favore del genere maschile, per cui si è voluto ricordare che sono molti i padri “dimenticati”, che vorrebbero dedicarsi maggiormente ai figli. Questi sono chiari sintomi di un cancro che affligge il nostro Paese, ossia una pessima politica familiare, che non bada a riscoprire i valori di quel fondamentale nucleo della società. Il senatore ha poi mostrato la sua teoria riguardo alle emergenze attuali: in primis occorre affrontare l’emergenza demografica, impossibile da occultare in quanto l’assenza di nati o nascituri grava sulla società, che invecchia più velocemente e si pone a scapito dei giovani, il motore assoluto della collettività, provocando oneri economici e diminuendo il welfare; segue l’emergenza educativa, in quanto si attua una crisi di valori che nuoce all’identità di ciascuno di noi. Infine vi è un’emergenza affettiva.

Le donne possono risollevare le società in degrado, con la loro forza e determinazione, grazie al loro ruolo di ambasciatrici di pace e amore. “L’Europa siamo noi”, come ha statuito il nostro premier Mario Monti, è una grande verità, che equivale ad accomunare il ruolo delle donne nel “vecchio continente”, cui hanno aderito 27 paesi al fine di ristabilire un ordine sociale.  Una pace che si vuole attuare anche e in particolar modo in ambito sociale, sancendo il principio della parità tra uomini e donne negli obiettivi costitutivi nell’articolo 3 del Tratto dell’Unione Europea e nell’articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che mira ad assicurare tale parità “in tutti gli ambiti”, e a porre un importante riferimento legale.

Molto spesso, a parità di mansioni, le donne percepiscono una retribuzione minore, rispetto ai manager maschili: una questione che è all’ordine del giorno sul tavolo della politica europea. In base agli studi sulla retribuzione, effettuati dal CNEL, si è rilevata la difficoltà di far raggiungere alle donne in carriera le stesse aspettative di vita degli uomini. Sicuramente il legislatore nazionale deve smuoversi dall’inerzia in cui si è assopito, e, anche con l’ausilio delle istituzioni comunitarie, dovrà necessariamente, in un futuro prossimo, incidere sulla mentalità sociale, per apportare cambiamenti radicali che rendano giustizia alla meritocrazia femminile.

Alessandra Scafuri

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