Al San Camillo sbagliano un aborto: aperta un’inchiesta

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ROMA, 30 Marzo – Una giovane mamma il 25 gennaio 2012 si presenta in ospedale per abortire. Dopo l’intervento i medici del Day hospital del San Camillo di Roma le fanno un’ecografia per controllare che tutto proceda correttamente. Le prescrivono un medicinale un medicinale che provoca contrazioni dell’utero (Methergin), fissando un prossimo controllo il giorno 10 febbraio. Il giorno dopo l’intervento la neo mamma ha dichiarato di avvertire forti dolori di pancia senza però allarmarsi particolarmente, prima ancora di scoprire il giorno seguente di aver espulso naturalmente il feto dal suo corpo. A distanza di tre mesi, la donna è ancora sotto shock. Ha già da tempo presentato una denuncia alla Procura della Repubblica dalla quale è stata avviata un’inchiesta.

La giovane donna dichiara di aver perso serenità da quella notte: non riesce più a dormire tanto da dover finire al pronto soccorso dell’ospedale Vannini, dove le hanno diagnosticato uno stato d’ansia reattivo, consigliandole una visita psichiatrica. La donna nelle notti successive, ha continuato ad espellere pezzi di placenta.Claudia Alberti, pubblico ministero, si occupa del caso della neo mamma e dichiara che “è stato disposto un sequestro delle cartelle cliniche dei tre diversi ospedali“. E’ evidente che i mesi trascorsi, hanno lasciato un ricordo devastante nella giovane donna.

“L’interruzione della gravidanza con il metodo dell’aspirazione, può dare complicanze, proprio per questo si prescrive un’ecografia una settimana dopo l’intervento”. Parole del primario di ostetricia e ginecologia Claudio Donadio.

Valeria Racano

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