Via Poma: spiraglio per Busco, trovate tracce di altri due uomini sul corpetto di Simonetta

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ROMA, 28 Marzo – Sul corpetto e sul reggiseno di Simonetta Cesaroni sono state rinvenute consistenti tracce di DNA di Raniero Busco e di altri due uomini. Sono le conclusioni a cui sono giunti ieri in aula per il processo d’appello i due periti nominati dalla Procura di Roma, Paolo Fattorini e Carlo Prevederè. I due affermano, inoltre, che le impronte ematiche trovate dietro la porta della stanza, teatro del delitto, “non sono attribuibili all’imputato”. Per Raniero Busco, gia’ condannato in primo grado a 24 anni con l’accusa di essere l’assassino di Simonetta Cesaroni – trovata morta nel suo posto di lavoro di via Poma a Roma, uccisa con 29 coltellate – si apre uno spiraglio luce, si alimenta una sia pur flebile speranza. E c’è dell’altro.

Le escoriazioni trovate sul seno sinistro della ragazza non sono frutto di un morso attribuibile all’imputato, ma soltanto di due piccole lacerazioni che nulla hanno a che vedere con le conseguenze di un morso poiché manca “la parte opponente”. La conclusione è dell’altro perito nominato dalla Procura, il professor Cipolla D’Abruzzo chiamato ad analizzare esclusivamente la natura di quelle escoriazioni.

Dunque, la tesi del PM dell’epoca, Roberto Cavalloni, ora procuratore di San Remo e quell’accusa vengono praticamente smontate pezzo per pezzo. Sulla base di un ipotetico morso, Busco sta scontando 24 anni come unico responsabile della morte di Simonetta. A 22 anni dal delitto di Via Poma, i dubbi restano ancora molti e il tempo non mancherà di riservare altre sensazionali colpi di scena.

Silvio Manzi

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