Corteo Fiom: metro chiusa, linee deviate

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ROMA, 9 Marzo – A partire dalle 9.45 di questa mattina le vie del centro della capitale hanno visto sfilare il lungo corteo indetto dalla Fiom. Il tratto coinvolto è stato quello che dalla stazione Termini porta a piazza San Giovanni. Si tratta del primissimo corteo con destinazione piazza San Giovanni – dove si è svolto il comizio finale – dopo quello del famigerato 15 ottobre, che ha lasciato un lungo e amaro strascico di polemiche.

Seicento pullman da tutta Italia e due treni da Reggio Emilia, senza contare tutti coloro che si sono mossi autonomamente, hanno raggiunto la capitale per unirsi al corteo. L’allerta delle forze dell’ordine è stata altissima, l’obiettivo è stato quello di evitare disordini, incidenti o deviazioni dell’ingente serpentone di manifestanti. Il Centro per la gestione della sicurezza ha monitorato ogni movimento del corteo.

Alemanno ha spinto affinché fossero tutelati e l’ordine pubblico e la mobilità dei cittadini, ma intorno alle 13 una parte del corteo ha deviato dal percorso prestabilito, tentando di bloccare il traffico. La fermata della metropolitana San Giovanni è rimasta chiusa dalle 11 di questa mattina fino al termine della manifestazione, mentre le linee di superficie che normalmente percorrono il tratto attraversato dal corteo sono state deviate o limitate.

A capo della manifestazione si sono posti i rappresentanti delle tute blu, ovvero numerosissimi operai accompagnati dal segretario generale delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini. Questo corteo, il cui slogan è «Democrazia al lavoro», si svolge contemporaneamente allo sciopero di otto ore dei metalmeccanici della Fiom ed è stato voluto «per dire no alle scelte della Fiat, per difendere i diritti e l’art. 18». Le tute blu non sono state le sole a manifestare. Al corteo si sono unite rappresentanze dei comitati No Tav, con il grande striscione «Giù le mani dalla Valsusa», dell’Università La Sapienza, dei centri sociali e numerosi altre delegazioni, come quella degli operai dell’Alcoa di Portovesme che protesta, come testimonia il loro striscione, contro la decisione di chiudere lo stabilimento sardo.

Vincenza Accardi

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