Laura Antonelli, vertigine italiana. Tra successi, eccessi e fascino la vita della grande attrice

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ROMA, 26 NOVEMBRE – Ha fatto venire le vertigini al mondo, nella famosa scena della scala del film “Malizia” (1973) di Salvatore Samperi. Laura Antonelli appartiene a quella categoria di attrici che non esistono più: la sua sensualità era pulita, mai millantata, acuta. Restituiva sempre tutta la profondità dei sensi e dell’eros, la dimensione della narrazione in cui la sua figura perfetta era immersa, il volto da ragazza per bene che mascherava le tentazioni sottostanti. Poliedrica, capace di calarsi nei ruoli più disparati.

Molti furono i registi irretiti e fascinati dalla Antonelli.

Il suo primo film del (1975) Le “Malizie di Venere” di Massimo Dellamano, liberamente tratto dal romanzo “Venere in Pelliccia” di Leopold Masoch fu bloccato all’uscita dalla censura.

Nel 1976 recita con Lando Buzzanca in “Merlo Maschio” per la regia di Pasquale Festa Campanile. Tratto dal racconto “Il Complesso di Loth” di Luciano Bianciardi vanta la scena della Antonelli nuda, messa paragone con le perfette forme di un violoncello. Un’incontro all’apice tra estetica grafica e speculazione intellettuale sulla forma erotica.

Seguono altri successi. La Divina Creatura (1975) di Giuseppe Patroini Griffi.  “L’Innocente” di Luchino Visconti.  In “Trappola per un Lupo” (1976)  di Claude Chabrol recita accanto a Belmondo con il quale avrà una lunga e tormentata storia d’amore.

Darà prova di virtuosismo cimentandosi per due volte col teatro di Moliere ne “Il Malato Immaginario” e con “L’Avaro” recitato accanto ad un Alberto Sordi in stato di grazia.

Negli anni novanta il suo talento ha toccato le rive delle produzioni televisive.

1991 iniziano i guai per l’attrice. Nella sua Villa di Cervetri vengono trovate dosi di cocaina, la Antonelli viene condannata in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione per traffico di stupefacenti. Nel 2000 la corte d’appello la assolve, nel 2006 lo stato ha risarcito i danni all’attrice.

Il novantuno non fu solo l’anno del processo per droga: un chirurgo plastico a cui l’attrice si rivolge per una cura, deturpa irrimediabilmente il viso dell’attrice segnando il suo ritiro dalle scene.

Da quel momento, l’Italia si è come dimenticata di Laura Antonelli, sprofondando in un mare di scialbe e giovani veline, prive di talento, alla ricerca di successo facile, che ci ha condotti sino ai giorni del sesso da accatonaggio che hanno segnato le cronache recenti.

Di lei non si sa più nulla, sino ad un anno fa, quando Lino Banfi in un appello all’allora ministro della cultura Sandro Bondi chiedeva la concessione del vitalizio minimo (stabilito dalla legge Baccelli) per integrare la misera pensione 500 euro mensili con cui la Antonelli vive (Si spera, viveva!!!).

Oggi l’attrice ha compiuto gli anni, noi non ne riveliamo l’età, perché non ci sembra educato, ed è superfluo visto che altri ce l’hanno già riferita. Ci limitiamo a rinnovare la stima che nutriamo ancora oggi per la sua bravura.

Ci sono poi momenti in cui bisogna prendere atto, che la vera pietra dello scandalo, non sono gli eccessi e i vizi privati, ma la distanza tra ciò che un’artista ha dato al mondo e ciò che non sanno più dare tanti degli artisti oggi in attività.

Luca Brandetti

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