Bosone di Higgs, anche un italiano tra il team di scienziati

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GINEVRA, 7 LUGLIO – In questi giorni è al centro della cronaca scientifica la certificazione sulla scoperta del “Bosone di Higgs”, folcloristicamente soprannominato “Particella di Dio”. Nel team che ha contribuito a questa grande scoperta, spicca il nome di un fisico italiano. Si tratta di Andrea Perrotta, 47 anni, ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nato a Reggio Emilia, si è laureato in Fisica all’università di Bologna, e ora è uno dei responsabili del ‘Trigger’ per l’esperimento Compact Muon Solenoid (CMS). Il CMS è un apparato di rilevatori di particelle, collocato in uno dei punti in cui vengono fatti urtare fra di loro i fasci di protoni accelerati dal Large Hadron Collider (LHC) del CERN. Inoltre, il CMS è uno dei due relevatori che hanno contribuito a dimostrare l’esistenza del Borsone di Higgs; l’altro è l’ ATLAS.

“E’ ora che inizia lo studio vero e proprio della particella” ha dichiarato Perrotta. Il Cms, dove lavora il fisico italiano si trova in uno dei quattro punti dove collidono i due fasci di particelle che circolano in direzione opposta all’interno del famoso ‘acceleratore’ di particelle del Cern, situato tra Francia e Svizzera. Ma nello specifico, di cosa si occupa Perrotta in questo progetto? Al momento, lo scienziato si occupa del Trigger dell’esperimento, ossia, l’acquisizione dei dati che valuta in tempo reale il risultato di un urto, e la sua potenzialità. Il tutto va salvato su disco per ulteriori analisi, o cestinato come accade per la maggior parte degli urti, considerando che si parla di una media di un urto al secondo. Sempre Perrotta afferma, che il risultato portato a termine dal CMS e ATLAS, è indubbiamente un importante risultato scientifico.

“Ora – sottolinea Perrotta – siamo solo all’inizio di un duro lavoro, bisogna soltanto capire bene se quello che abbiamo trovato è in effetti proprio il bosone che era stato teorizzato da Higgs, o qualcosa di più complicato che svolge la stessa funzione di fornire massa alle particelle fondamentali”. Certo è che questo risultato segna un importante passo in avanti per la scienza moderna. Calcolando che l’acceleratore di particelle è stato costruito anche per accertare la teoria del Bosone di Higgs, possiamo dire che porta anche il contributo di un validissimo fisico italiano.

Stefano Roselli

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