Un fax annuncia la chiusura del Manifesto, ma la lotta per la sopravvivenza continua

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ROMA, 12 Maggio – Nel pomeriggio di ieri, l’arrivo di un fax annunciante la “cessazione della complessiva attività editoriale” e la contestuale cassa integrazione destinata a tutti i lavoratori ha sconvolto l’intera redazione del Manifesto. Si è trattato di un fulmine a ciel sereno, che ha colpito il cuore pulsante del quotidiano, in vita da ben quarantatre anni, a cui il fax è stato recapitato senza alcun preavviso. I mittenti sono i tre commissari liquidatori, nominati dal Ministero dello Sviluppo, che dalla fine di febbraio avevano assunto la gestione del giornale.

Il documento è giunto in redazione nel bel mezzo di un periodo certamente difficile per il quotidiano, che tuttavia stava portando avanti, con impegno e sacrificio, una strenua lotta per la sopravvivenza. Il Manifesto dichiara di non arrendersi davanti ad una “paginetta scarsa che vorrebbe mettere fine a una storia lunga più di 40 anni”. I liquidatori del giornale avrebbero comunque avanzato l’ipotesi di una trattativa, tuttavia avvertita dalla redazione come un mero indoramento della pillola, ad ogni modo difficile da mandare giù per le modalità con cui la parola fine sarebbe stata decisa, senza un preavviso, senza se e senza ma. Eppure, la redazione del Manifesto fa presente che i commissari erano stati sollecitati dai sindacati interni, dalla direzione, dalla Fnsi e dalla Slc-Cgil perché optassero per un ammortizzatore sociale al fine di affrontare questa fase critica, senza però ottenere alcun riscontro.

Dipendenti e collaboratori del Manifesto hanno accettato per mesi il sacrificio di lavorare pur non recependo lo stipendio. Tutto per rimanere a galla, per far sì che il giornale non affondasse. Bisognerà dunque assorbire il pur doloroso colpo e cercare di sopravvivere, ancora una volta. Alla nomina dei liquidatori, era stato prospettato un periodo di esercizio provvisorio della durata di sei mesi, durante il quale si sarebbe cercato di risanare le casse del giornale. Perentoria era stata però la clausola: immediato doveva essere il licenziamento di almeno 40 dipendenti tra poligrafici e redattori. Davanti ad una scelta così complessa, tramite i sindacati il Manifesto ha portato avanti una trattativa finalizzata all’ulteriore abbattimento del costo del lavoro. Poi è successo quello che è successo. Certo, ora si dovrà contare sul rinnovamento della testata e del sito, sulla solidarietà dei lettori, che saranno coinvolti in una campagna, dal significativo nome di “Senza fine”, finalizzata a raccogliere sottoscrizioni e iniziative a sostegno del quotidiano.

Vincenza Accardi

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