Amnesty International contro la pena di morte

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ROMA, 28 Marzo – I Paesi che la applicano sembrano diminuire, ma il numero delle sentenze di morte è in netto aumento. Anche se limitata ad un numero minimo di Paesi, la pena di morte prosegue lo sterminio: 676 le persone giustiziate nel 2011. Questo è quanto denuncia Amnesty International al giorno d’oggi in base al suo rapporto annuale in cui non emette di sottolineare quanto i paesi che hanno ne hanno fatto uso, ne abbiano abusato ad un livello allarmante rispetto a 10 anni fa. Nel 2011 solo il 10% dei Paesi (20 su 198), hanno condannato a morte i mal capitati e tra i più feroci non mancano gli Stati Uniti.

Gli assassinii di Stato accertati (676), non includono le sentenze eseguite in Cina che imperterrita continua ad applicare la pena sui detenuti, coperta inoltre dal segreto di Stato. Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International ha lanciato un messaggio ai leader di quella minoranza che crede ancora fermamente nella pena di morte: “Non siete al passo con il resto del mondo ed è tempo che prendiate iniziative per porre fine alla più crudele, disumana, degradante delle punizioni”.

Sul podio giustiziere accanto alla Cina, si classificano più “eccidiose” che mai, anche l’Arabia Saudita, Iraq, Somalia e Corea Del Nord. Anche in Europa viene a galla un caso di sterminio previa pena di morte, riguardante la Bielorussia: l’unico Paese europeo dove ancora lo Stato non pone un freno a questi stermini. Le statistiche accertano invece che in Libano, in Tunisia e nell’Autorità palestinese, le esecuzioni sono diminuite nell’anno trascorso, mentre nella Costituzione marocchina articolo 20 rivendica il diritto alla vita e quindi, la fine delle esecuzioni.

Valeria Racano

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