Il profumo dell’uomo scatena la competizione tra donne

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ROMA, 28 Febbraio – Per scatenare la competizione tra donne basta la presenza nell’aria dell’odore di uomo in particolare di una sostanza che si chiama andostradienone. La sostanza in questione fa questo effetto non solo quando una donna si trova nel suo periodo fertile, ma anche in momenti diversi, in cui le probabilità di concepimento sono inferiori. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista americana “Public Library of Science” condotto da un’equipe di ricercatori padovani guidata dal Prof. Umberto Castiello in collaborazione con il Prof. Roberto Tirindelli dell’Università di Parma.

Nel corso del loro studio, i ricercatori hanno selezionato un gruppo di 100 donne, equamente divise in relazione al rischio di concepimento, e hanno chiesto loro di osservare una serie immagini che raffiguravano volti maschili, femminili oppure oggetti comuni. L’analisi dei movimenti oculari delle volontarie ha rivelato che inconsciamente le donne guardano più a lungo i volti femminili rispetto a quelli maschili, mostrando in questo modo un interesse particolare per le altre donne. Gli studiosi hanno voluto indagare sui motivi di questo particolare interesse e hanno invitato le donne a valutare la bellezza dei volti femminili osservati.

Stando a questo studio, quando le donne fiutano un potenziale partner tendono a mettere in cattiva luce le rivali con lo scopo di aumentare le proprie possibilità di successo nella conquista. “Le donne che si trovano nella fase a basso rischio di concepimento, esposte ad un odore non corporeo, giudicano i volti femminili come attraenti. Tuttavia, gli stessi volti ricevono un giudizio drasticamente inferiore quando le stesse donne sono esposte all’androstadienone, oppure si trovano nella fase ad alto rischio di concepimento. Questo suggerisce che le donne in fase fertile o anche semplicemente esposte all’androstadienone applicano una strategia di denigrazione nei confronti delle altre donne percepite come potenziali rivali nella scelta di un possibile partner”, spiega la dott. Valentina Parma, coinvolta nella sperimentazione.

Valentina Ferrari

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