Urlo di Munch: all’asta dal 2 maggio a New York. Il suo valore intorno agli 80 milioni di dollari

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ROMA, 22 Febbario -“Camminavo su un sentiero con due amici, il sole stava tramontando: a un tratto il cielo è divenuto rosso sangue, io mi sono fermato appoggiandomi a una staccionata, sopra il fiordo blu e nero della città si vedevano sangue e lingue di fuoco. I miei amici hanno continuato a camminare, io sono rimasto lì tremando di paura, ho sentito come un grido infinito risuonare per l’universo intero”. Così Munch spiega la sua ispirazione, in un diario del 22 gennaio del 1892. Se “l’Urlo” è una delle opere più famose ed apprezzate al mondo, è tutto merito di quell’emozione, che Edvard Munch ha provato in quel lontano giorno. Opere come questa non si lasciano di certo scappare, specialmente quando si ha l’opportunità di appropriarsene, anche a caro prezzo.

Gli amanti dell’arte sono già in fermento, e tutti già si chiedono chi sarà così ricco e fortunato da potersi permettere un gioiello simile. Il prossimo 2 maggio, da Sotheby’s, sarà messa all’asta una versione del celebre “Urlo”. Il quadro attualmente è in possesso di un collezionista provato, tale Peter Olsen, il cui padre era un amico del pittore. Quest’opera non è mai stata mostrata a lungo in pubblico, se non per pochi, dieci anni fa, presso la National Gallery di Washington. Già si pensa che le cifre saranno da capogiro. Infatti, il responsabile del settore Impressionismo e Arte moderna di Sotheby’s, Simon Shaw ha affermato: “”E’ raro che delle vere e proprie icone dell’arte arrivino sul mercato ed è quindi difficile prevedere il valore dell’Urlo, ma i precedenti fanno pensare che il prezzo potrebbe superare gli 80 milioni di dollari”.

Le altre tre versioni del dipinto, 1893-1910, sono in possesso del Museo Munch di Oslo e dalla Galleria nazionale della capitale norvegese. Ma in questo caso, la novità non sta solo nell’ammirare un quadro raffinatissimo, quanto il fatto di poterlo acquistare, trasformando la propria casa in una vera e propria galleria d’arte.

Martina Morlè

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