Aprilia: un applauso senza fine accompagna le bare delle cinque vittime dell’incidente avvenuto nel padovano

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ROMA, 11 Maggio – Per la città di Aprilia quella di ieri è stata una giornata di dolore e lutto, durante la quale l’intera comunità ha voluto stringersi intorno ai cari dei cinque volontari morti nell’incidente avvenuto lo scorso 5 maggio sull’A13 nei pressi di Piove di Sacco, in provincia di Padova. Roberto Arioli, Gianfranco Gruosso, Settimio Iaconianni, Maria Aronica e Maria Domenica Colella erano in viaggio verso Jesolo, a bordo di un pullman, quando da un momento all’altro sono finiti fuori strada.

Un’atmosfera rarefatta ha avvolto l’intera città pontina, che ha voluto consacrare questa calda giornata di maggio ad un silenzioso lutto cittadino, chiudendo gli uffici pubblici e sospendendo le attività didattiche. Alle cinque vittime sono stati dedicati funerali solenni nella chiesa Maggiore della città della provincia di Latina, alla quale è accorsa una moltitudine di concittadini, manifestamente commossa al cospetto delle cinque bare che, avvolte nel tricolore, dopo esser state portate a spalla da alcuni volontari dell’Anc, sono state poste sul suolo della piazza antistante la chiesa. Accanto ai cinque feretri, due corazzieri hanno sostenuto una corona inviata in dono dal capo dello Stato.

Un applauso senza fine ha accolto i feretri all’inizio delle esequie, a cui hanno presenziato le maggiori istituzioni della regione, a partire dalla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, accompagnata dal presidente della Provincia di Latina, Armando Cusini, nonché alti esponenti dell’Arma dei Cabinieri, il sindaco di Aprilia, Antonio Terra, e molti sindaci dei comuni limitrofi.

Monsignor Pelvi, durante la celebrazione dei funerali ha voluto ricordare ed elogiare con poche parole ognuna delle cinque vittime: «Roberto, presidente dell’Associazione dell’Arma di Aprilia, era partito volontario per il terremoto de L’Aquila. Settimio era un riferimento e un esempio di solidarietà. Gianfranco, con la sua mitezza, spandeva armonia e benevolenza. Maria era la mamma di tutti quanti, mentre Maria Domenica era la nonna gioiosa che accoglieva i bambini della parrocchia. Tutti – ha detto il sacerdote – si distinguevano per atti concreti di solidarietà e sono un esempio per chi invece sceglie i facili miraggi del guadagno. I nostri cari invece hanno dato una risposta di passione e di impegno: i nostri defunti sono un dono perenne».

Vincenza Accardi

Fonte Immagine: gazzettino.it

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