Cassazione: scuotere tovaglie al vento non è reato

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ROMA, 12 LUGLIO – E’ reato, per i tribunali italiani di Mestre e Genova, scuotere la tovaglia fuori dal balcone. Addirittura viene considerato un atteggiamento di deturpazione e molesto nei riguardi degli inquilini del piano di sotto che si ritrovano briciole e quant’altro su panni stesi.

Non è dello stesso parere la Corte di Cassazione, che considera il fatto accaduto un comportamento che può danneggiare un solo soggetto, indi per cui, non coinvolgendo l’intera collettività condomina, si rivela una questione da risolvere in sede civili per eventuali risarcimenti morali e materiali. Per alcuni la decisione della Cassazione risulta bizzarra, probabilmente per la troppa rilevanza data a reati come questo e la presa “sotto gamba” di altri che andrebbero valutati con polso ed intelligenza. Senza rinvio è stata annullata la sentenza del 25 marzo 2011 con la quale a Genova era stata riconosciuta colpevole una coppia albanese, Ronalda e Ilir M., accusata di avere gettato cose pericolose dal balcone e di disturbo della quiete pubblica.

«Lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia non integra una condotta penalmente rilevante per l’impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone», voce della Cassazione che con fermezza ribadisce la sua decisione riguardante il “fattaccio” genovese, impunibile in base all’articolo 674 del Codice Penale: verrà considerato reato, nel momento in cui ad incorrere nel pericolo, siano una pluralità di soggetti. Urla, strepiti, discussioni e spazzatura volante sono state le cause scatenanti l’esasperazione dei vicini che hanno deciso di rivolgersi alla giustizia per tornare al quieto vivere. Ed anche in questo caso, la Cassazione facendo riferimento al Codice Penale, ritiene che il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone, si concretizzi nel momento in cui “le condotte poste in essere abbiano un’idoneità offensiva tale da mettere in pericolo la tranquillità di un numero indeterminato di persone”.

La quantità di reclami è direttamente proporzionale al grado di gravità del reato.

Valeria Racano

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