Giallo sul testimone di giustizia Pino Masciari, è scomparso

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ROMA, 25 Maggio – Ecco le ultime parole che ha pronunciato il collaboratore di giustizia Pino Masciari a sua moglie prima di sparire: “Marisa non mi piace quel che sta accadendo, c’è un vuoto. La scorta mi ha girato le spalle e se ne è andata”. Marisa non sa darsi pace al telefono per la scomparsa di suo marito ma resta lucida al punto da non abbandonarsi a facili ipotesi. “Non so se sia scomparso, se l’abbiano preso, se impaurito si sia rifugiato da qualche parte in Calabria. Non so ancora nulla. So solo che la scorta che avrebbe dovuto riportarlo a casa, qui al Nord, è arrivata sotto l’albergo di Cosenza dove risiedeva da due notti, gli ha comunicato che non poteva accompagnarlo e se ne è andata”.

Pino Masciari, imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione nell’ottobre del 1997 (insieme alla moglie e ai due bambini) per aver denunciato la ‘ndrangheta e le collusioni con la politica. Gli agenti che nei giorni scorsi lo hanno scortato in Calabria sarebbero stati destinati ad altri servizi. “Il testimone di giustizia Pino Masciari è in grave pericolo di vita”, afferma in una nota il comitato costituito dagli amici dell’imprenditore di Catanzaro. “Alle ore 8 di ieri è stato lasciato senza scorta a Cosenza. Siamo stati testimoni oculari di un atto gravissimo. Adesso non sappiamo dov’è Pino e temiamo per la sua vita”.

Nei giorni scorsi Masciari era tornato in Calabria per partecipare a incontri e convegni sulla mafia e la legalità in occasione del ventesimo anniversario della strage di Capaci. Nell’incontro di Corigliano, comune sciolto lo scorso giugno per infiltrazione mafiosa, Masciari avrebbe denunciato l’assenza delle autorità locali. “Dove sono le Autorità?”, avrebbe urlato l’imprenditore dal palco. “Passano poco più di 36 ore e Masciari paga questo coraggio”, si legge sul blog scritto dai suoi sostenitori. È stato appena archiviato il secondo impegno calabrese e tutto è pronto per ripartire da Cosenza. C’è un preciso protocollo per la protezione del coraggioso testimone anti-mafia. Tutto procede come sempre. Poi, all’improvviso. Non è chiaro cosa venga ordinato alla scorta, di preciso, poco prima della partenza. Fatto sta che gli agenti allargano le braccia e si defilano. Pino Masciari resta solo. In balia dei suoi nemici ‘ndranghetisti. Deve fare in fretta, nascondersi, fuggire via: il pericolo di vita è reale. E se ne perde ogni traccia. Da allora nessuno sa che fine abbia fatto Masciari, che dal 1997 vive con la sua famiglia in una località sconosciuta del Nord Italia.

L’imprenditore, che il 21 maggio scorso ha ottenuto la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna, è stato costretto a chiudere le imprese edili rilevate dal padre per aver denunciato all’autorità giudiziaria il peso dell’estorsione da parte delle cosche di ‘ndrangheta. Per poter continuare a lavorare, Masciari avrebbe inizialmente accettato di versare il 3% dei suoi guadagni alle ‘ndrine e il 6% ai politici locali collusi, piegandosi anche alle assunzioni pilotate, ai regali pretesi dai politici in cambio di appalti e alle forniture di materiali imposte. Nel 1990, però, decide di ribellarsi ai ricatti. La risposta sono macchine bruciate, capannoni distrutti, furti e minacce.

Nel 1994, dopo aver licenziato gli ultimi operai, Masciari comincia a collaborare con la giustizia, fino a entrare poi nel programma speciale di protezione. Nel 2010, d’accordo con il ministero dell’Interno, l’imprenditore ha però concordato la conclusione del programma, pur rimanendo “sotto scorta”. Come racconta nel suo libro,Organizzare il coraggio. La nostra vita contro la ‘ndrangheta, grazie alle sue dichiarazioni sono stati arrestati e condannati decine di capi di importanti famiglie ‘ndranghetiste, dai Vallelunga di Serra San Bruno agli Arena di Isola Capo Rizzuto.

Valentina Ferrari

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