Attentato di Brindisi, dopo 5 giorni tutte le piste sono ancora aperte

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ROMA, 24 Maggio – Brindisi, dopo cinque giorni dall’attentato al liceo Morvillo– Falcone, gli inquirenti lasciano aperte ancora tutte le piste da seguire per le indagini. Non escludono niente, si passa dall’ipotetico coinvolgimento della Sacra Corona Unita, all’ipotesi che l’uomo ripreso dalle telecamere possa aver agito da solo, o addirittura con dei complici. Si continua comunque a cercare un collegamento tra l’attentato e la scuola.

In molti si chiedono se l’obbiettivo era proprio quel pullman, che portava all’istituto le giovani studentesse provenienti da Mesagne, il paese, “culla” della Scu, e di Melissa la ragazza sedicenne rimasta uccisa durante l’attentato. O se il killer volesse uccidere e basta. L’unica cosa certa è che l’assassino è ancora libero, solo o in compagnia dei suoi complici. Tra le ragazze rimaste ferite, due appartengono a famiglie coinvolte nella organizzazione criminale della Scu. La prima giovane è la nipote di un boss, (minacciato di morte già una volta), e l’altra è la figlia di un malavitoso. Si torna quindi ad esplorare a tutto campo, tornando anche ad ipotizzare la possibilità di un coinvolgimento della malavita organizzata.

A Tgcom24’, la moglie del boss Pino Rogoli, fondatore della Sacra Corona Unita ora in regime di detenzione 41 bis, ha affermato: “ E’ da escludere un coinvolgimento della Sacra Corona Unita nella vicenda di Brindisi. Non l’hanno mai fatto e non lo faranno mai. Siamo genitori, abbiamo figli e nipoti e non faremmo mai una cosa del genere. Stiamo malissimo e speriamo che li prendano presto.  Escludo categoricamente un coinvolgimento della Scu nella vicenda. Quando ho capito la gravità del fatto sono stata male e sto male tutt’ora. I bambini non si devono mai toccare. Io ho quattro nipoti e capisco come ci si possa sentire. Posso capire le altre mamme e le altre nonne. Chi ha fatto questo non è una persona, io se lo prendessi con le mie mani non gliela farei passare liscia, anche se sono donna”.

In più, qualche giorno fa, uno dei capi della Sacra Corona Unita di Mesagne, avrebbe avvicinato il capo della scorta del pm Milito De Nozza dicendo: “Dite al pm che non siamo stati noi”. Le indagini dunque procedono a 360°, senza escludere nemmeno il minimo particolare. Nei prossimi giorni, arriveranno anche i primi risultati della Polizia Scientifica che sta analizzando tutti i detriti post-esplosione, per individuare il tipo di esplosivo utilizzato dall’attentatore. Gli investigatori, continuano a guardare e riguardare tutte le immagini riprese dalle telecamere del chiosco, che si trova davanti all’istituto. Riprese sia dei giorni precedenti all’esplosione, sia del momento in cui il killer preme il telecomando, che azionerà l’ordigno esplosivo.

Martina Tirico

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