Utilizzava i suoi cani per trasportare la droga, arrestato

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ROMA, 5 Maggio – I nodi sono finalmente venuti al pettine per Massimo Pracchia, trentacinquenne pregiudicato di Pontedera (Pisa), che era stato arrestato dagli uomini del locale Nucleo operativo perché all’interno del suo appartamento era stato trovato una considerevole quantità di stupefacenti ovvero cocaina, marjuana, hashish, nonché un corposo numero di banconote del valore superiore ai 24mila euro. Si tratterebbe dunque di un narcotrafficante ben organizzato ed efficiente, che vanta giri non solo in Toscana, ma probabilmente anche in altre regioni italiane.

La vicenda ha assunto un tono più drammatico nel momento in cui gli inquirenti sono pervenuti alla scoperta della cruda verità: l’uomo si era servito dei suoi due cani per trasportare illecitamente la droga. I due animali, una femmina di Dogue de Bordeaux e un maschio di Rottweiler, avevano subito più operazioni finalizzate all’inserimento e all’esportazione di ovuli di cocaina. L’uomo è ora detenuto in carcere con la duplice accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e maltrattamento di animali.

Tutto è venuto a galla allorché l’ex compagna dell’uomo ha notato che il Dogue de Bordeaux, momentaneamente affidatole, si contorceva per il dolore. La donna ha quindi deciso di sottoporlo ad un controllo in una clinica veterinaria, dove è bastata un’ecografia a svelare l’orrore: nello stomaco del cane erano presenti cinque ovuli contenenti 1,5kg di cocaina; una ferita fresca di pochi giorni sull’addome ha poi fornito la triste testimonianza di un recente intervento.

Lo stesso genere di ferita è stata successivamente riscontrata anche sull’addome del Rottweiler. Si suppone che tali interventi possano essere ascritti ad un veterinario di conoscenza dello spacciatore pontederese, visto che, secondo l’ipotesi del Comandante Di Meglio, “i due animali avevano cicatrici ben fatte e lineari, di sicuro eseguite con un bisturi”. Tra l’altro, parrebbe che entrambi i cani sono contrassegnati da un tatuaggio di riconoscimento e che il Rottweiler presenta un microchip, dal quale non risulta che sia stato censito in Italia. Le ipotesi al momento vertono sulla presenza di un terzo cane vittima di tali atrocità.

Vincenza Accardi

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