Sindrome della terza settimana: in Italia due famiglie su tre non arrivano a fine mese

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ROMA, 31 Marzo – Due famiglie su tre in Italia non riescono ad arrivare alla fine del mese e almeno 500 mila nuclei familiari hanno difficoltà a pagare il mutuo. È il quadro che emerge dall’indagine di Eurispes realizzata con l’Istituto San Pio V di Roma, dal titolo “L’Italia in nero. Rapporto sull’economia sommersa in Italia.” Nel nostro Paese “il ceto medio si trova a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella della terza settimana” rivela l’indagine, secondo cui per condurre una vita dignitosa, una famiglia media composta da quattro persone avrebbe bisogno di 2.523 euro al mese. Ma, stando ai dati diffusi dal rapporto, soltanto un terzo delle famiglie italiane disporrebbe di tale cifra. I restanti nuclei familiari, per riuscire a far quadrare i conti a fine mese (quindi per pagare le rate del mutuo e per far fronte alle spese di affitto, luce, gas e riscaldamento) sono costretti a condurre “un difficile gioco di equilibrio”.

A tutto questo, si aggiunge il continuo aumento del prezzo dei carburanti, arrivato a toccare la soglia di due euro per litro. Non sorprende, dunque, che la maggior parte delle famiglie italiane non riesca ad arrivare “tranquillamente” alla fine del mese. Per trovare una via di uscita da questa difficile situazione, un italiano su quattro ricorre al credito al consumo. Lo rivela ancora il rapporto Eurispes, che illustra come l’ammontare dei prestiti concessi da banche e società finanziarie abbia raggiunto i 94 miliardi di euro nel 2008. Dal 2002 al 2011 il credito al consumo in Italia è cresciuto complessivamente più del 100%, con un incremento anche maggiore nelle regioni insulari e meridionali. Aumenta anche il fenomeno dei cosiddetti “poveri in giacca e cravatta”, quei lavoratori che pur percependo uno stipendio, sono costretti ad usufruire di mense e dormitori pubblici.

Le cose non vanno meglio sul versante dei mutui. In Italia il numero dei contratti non onorati continua ad aumentare  e il debito complessivo ha superato i 12 miliardi di euro, con circa 500 mila famiglie coinvolte nel preoccupante fenomeno. Infine, il rapporto si sofferma sul capitolo dell’economia sommersa. Il lavoro in nero nel 2011 in Italia ha raggiunto un valore complessivo di 540 miliardi di euro, pari a circa il 35% del Pil ufficiale. “Il nostro sommerso – sottolinea il rapporto Eurispes – equivale ai Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme.” L’indagine suggerisce che molti lavoratori italiani, per riuscire a far quadrare i conti alla fine del mese, sono costretti a svolgere un secondo lavoro “spesso esercitato in nero”.

Francesca Garreffa

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