Lavoro: il governo sceglie la via del disegno di legge. Le reazioni dei partiti

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ROMA, 24 Marzo – La “moral suasion” del Presidente della Repubblica nei confronti di Palazzo Chigi ha infine prodotto gli effetti sperati. Dopo le tensioni e i malumori degli ultimi giorni, che hanno reso incandescente il clima politico attorno alla famigerata questione dell’articolo 18 e al nodo spinoso dei licenziamenti economici, il premier Monti è stato costretto a cedere su un punto fondamentale. La riforma del mercato del lavoro non sarà contenuta in un decreto legge, strada sin qui seguita dal governo per l’approvazione dei decreti liberalizzazioni e semplificazioni, bensì in un disegno di legge che approderà all’esame del Parlamento. Ciò significa che il provvedimento non prenderà la forma di un pacchetto di misure preconfezionato e blindato, ma al contrario sarà aperto all’intervento delle Camere, che potranno così discutere e apportare delle modifiche alla riforma. La linea di fermezza mostrata dal Presidente del Consiglio nel corso degli ultimi incontri con le parti sociali, sembra dunque essersi incagliata sull’opposizione del Partito Democratico e della Cgil che, sulla difesa dell’articolo 18, hanno dato vita ad una vera e propria prova di forza.

Parole dure sono arrivate, infatti, dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ieri, al termine di una settimana densa di incontri e colloqui, ha condotto un’offensiva verbale contro il governo dei tecnici, culminata con una battuta che è suonata come una minaccia: “Sono sereno che si vorrà ragionare. Altrimenti chiudiamo il Parlamento, così i mercati si rassicurano.” Espressioni forti dalle quali è trapelato il malessere che negli ultimi giorni si è diffuso all’interno del Partito Democratico, accompagnato dal pericolo, sempre in agguato, di una inevitabile spaccatura interna. Tensioni solo in parte alleviate dalla scelta del governo di utilizzare lo strumento del ddl, arrivata grazie ai “suggerimenti” del Quirinale. “Non mi aspettavo che un disegno di legge”. Il segretario del Pd commenta così la decisione dell’esecutivo, non nascondendo una certa soddisfazione per il cambiamento di rotta. “Adesso si apre la possibilità di una discussione. – aggiunge Bersani – In quella riforma ci sono cose buone che sono anche il frutto delle nostre idee, ma ci sono dei problemi, a partire dall’articolo 18, sui quali saremo impegnatissimi per una modifica.”

Ma, per una parte politica parzialmente soddisfatta, ce n’è un’altra che invece fa sentire tutto il suo disappunto. Archiviata l’idea di un decreto di urgenza, e placati i nervosismi della sinistra, cominciano i problemi con l’ala destra della maggioranza. Dal Pdl infatti piovono critiche sull’utilizzo del disegno di legge, strumento legislativo che si presta a mille lungaggini e trattative infinite, con il rischio che il provvedimento si insabbi nelle aule parlamentari. D’altra parte, questo rischio esiste, anche se Monti assicura che il governo chiederà la “corsia preferenziale” nei due rami del Parlamento. Occorrerà perciò tutta l’abilità di cui il premier dispone per portare a compimento il percorso della riforma, evitando di cadere nel pericolo “pantano”, e in quello più grave di uno snaturamento del contenuto del provvedimento.

In ogni caso, la riforma del mercato del lavoro sarà approvata non prima delle amministrative di maggio, e c’è chi dice che vedrà la luce soltanto dopo l’estate. Si preannunciano perciò mesi cruciali per testare la tenuta della maggioranza, su questa ed altre intricate questioni.

Francesca Garreffa

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