Stop del Csm alla responsabilità civile: a rischio l’indipendenza dei giudici

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ROMA, 15 Marzo – Il Consiglio Superiore della Magistratura prende posizione contro l’emendamento Pini alla legge comunitaria che modifica la responsabilità civile dei magistrati. La norma in questione, attualmente all’esame della Commissione giustizia del Senato, “mette seriamente a rischio l’indipendenza della magistratura, volendo modificare la responsabilità civile dei magistrati, e potrebbe rendere il sistema giudiziario italiano decisamente ingestibile, fino all’implosione.” È quanto si legge nel documento approvato ieri dal plenum del Csm, con 19 voti a favore, 3 voti contrari e un astenuto. Il parere è stato fatto pervenire al ministro della Giustizia Paola Severino, mentre al Senato è in corso un braccio di ferro tra il Pdl, che difende l’emendamento formulato dal leghista Pini e il Pd, che invece vorrebbe modificarlo o cancellarlo.

A destare la preoccupazione del Csm è la possibilità introdotta dalla norma di agire direttamente contro il magistrato da parte di chi si ritiene danneggiato dalla sua decisione, a differenza di quanto prevede la normativa attuale, laddove la responsabilità è attribuita allo Stato. Scrivono, a tal proposito, i consiglieri: “Il magistrato, destinato a scegliere tra tesi contrapposte, potrebbe essere condizionato e influenzato in tale scelta e portato a preferire la soluzione che lo possa meglio preservare dal rischio dell’esercizio dell’azione diretta.” Il timore è che vi siano magistrati più “timidi” e di conseguenza un esercizio della giustizia annacquato. Inoltre, prosegue il documento, le parti attraverso l’esercizio dell’azione nei confronti del magistrato, potrebbero “costringere il giudice non gradito all’astensione” e dunque potrebbero “indirettamente, scegliersi il proprio giudice”.

Il Csm sottolinea che in nessun altro Paese europeo il cittadino ha la facoltà di intraprendere un’azione diretta per responsabilità civile del giudice, mentre è prevista la possibilità di fare causa allo Stato in caso di errore della magistratura. Nel parere viene infine prospettata la soluzione di un risarcimento per il cittadino danneggiato da un errore giudiziario “disancorando la responsabilità dello Stato da quella del magistrato”, perché, così facendo, “non si snaturano i principi di autonomia e indipendenza della magistratura”.

Francesca Garreffa

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