Distribuita ostia allucinogena a Campobasso, impazza la bufala sul web

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ROMA, 24 Febbraio – Più che essere un momento di raccoglimento spirituale, si è trasformato in puro delirio. Le scene sono davvero inquietanti, e quasi si stenta a crederci.

 Così, domenica scorsa, nella chiesa di Santo Spirito a Campobasso è accaduto l’impossibile. Qualcuno abbraccia il crocifisso, altri credono di parlare con il santo protettore, ma non finisce qui. Senza dubbio, la scena più agghiacciante è un’altra, e a raccontarla, si sfiora quasi la comicità. I protagonisti sono un prete e due anziane signore. Queste ultime credendo il sacerdote un demone, lo inseguono a  suon di borsettate. E lui per seminarle, si rifugia in sagrestia, dove chiama le forze dell’ordine. Infatti, solo il deciso intervento della polizia è riuscito a placare la rivolta dei fedeli. È stata dura riportare la tranquillità, perché nel frattempo, si era creata una strana guerriglia in cui tutti credevano di essere cavalieri dell’apocalisse. Un poliziotto ancora si chiede se ha sognato o se è stato tutto vero, affermando sconvolto: ”Mai visto niente del genere e sono stato al G8″.

A causare un tale scompiglio sarebbero state proprio le ostie. Esse infatti, erano state impastate con una farina allucinogena il cui effetto è stato quasi istantaneo. E così, in meno di un minuto ha colpito proprio tutti. La polizia scientifica ha spiegato il fenomeno con la definizione di “ergotismo, una intossicazione cronica di origine alimentare provocata da farine di cereali contenenti gli sclerozi della segale cornuta, il principio di base dell’LSD.

Ma a distanza di alcuni giorni, l’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, smentisce tutto, dichiarando:” ”Bisogna rispettare il sacro in quanto tale e questo vale anche a chi non crede” . Infatti, in seguito ad accurate ricerche, sembrerebbe che a Campobasso non esista né una chiesa di Santo Spirito né un don Achille. Dunque, il tutto è risultato essere solo uno scherzo di Carnevale.

Martina Molè

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