Naufragio Costa Concordia: Greenpeace lancia l’allarme

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ROMA, 15 Febbraio – Greenpeace denuncia che le sostanze a bordo della Costa Concordia che stanno inquinando il mare potrebbero essere cancerogene. Il 27 gennaio la compagnia della nave e la protezione civile hanno presentato una lista di sostanze inquinanti che sono presenti sulla nave, ma Greenpeace non ha approvato la stessa e ha ribattuto affermando che l’elenco è incompleto e troppo generico per essere utile.

Così in un rapporto dal titolo ‘Toxic Costa’ l’organizzazione ambientalista fornisce un inventario ragionato delle sostanze e dei materiali pericolosi ancora presenti sulla nave cercando di andare a fondo alla questione. Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, ha spiegato che l’uso di termini generici come ‘smalti, pitture o insetticida’ non permette di effettuare delle stime apprezzabili per rendersi conto del rischio che sta correndo realmente l’ambiente.

Greenpeace non esclude che ci saranno anche dei rischi per l’essere umano, non solo per il mare e l’ambiente. Nel rapporto stilato a proposito del fatto accaduto, si legge che molti composti, una volta dispersi nell’ambiente, sono in grado di accumularsi in pesci e molluschi, contaminando la catena alimentare fino all’uomo. Infatti nel lungo periodo, l’esposizione a queste sostanze può comportare rischi per la salute dell’uomo, che rischia di intossicarsi a causa delle sostanze cancerogene, dannose in modo irreversibile. E Greenpeace avvisa: “Se la nave si dovesse spezzare o rimanere a lungo adagiata sul fondo, sostanze come ftalati, alchilfenoli (tensioattivi non ionici), composti a base di bromo e paraffine clorurate potrebbero, nel corso degli anni, essere gradualmente rilasciate in mare e contaminare l’ambiente circostante”.

Altro capitolo importante è quello che riguarda il carburante, la cui estrazione è cominciata da alcuni giorni. Si tratta dell’IFO380 un combustibile particolarmente pericoloso per la sua alta densità e per questo vietato nella navigazione in Antartico. La sua fuoriuscita determinerebbe il maggior impatto sull’ambiente dell’isola del Giglio, che è parte del Santuario dei cetacei. Nella relazione stilata dalla compagnia della nave,non c’è traccia di tutta una serie di “articoli di arredamento” a bordo della Costa Concordia. Si tratta di tappeti, tendaggi, tavoli, elettrodomestici che contengono additivi chimici, molti dei quali pericolosi. La tragedia della Costa poteva essere evitata se in dieci anni di Accordo Internazionale sul Santuario fossero state adottate regole specifiche per limitare il traffico marittimo in aree vulnerabili. Ma si può fare in modo, d’ora in avanti, che queste tragedie non accadano mai più.

Sabrina Bachini

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