Italia paralizzata dallo sciopero dei tir, blocchi previsti fino a venerdì

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ROMA, 24 Gennaio – Non accenna a volersi fermare la protesta contro le liberalizzazioni del governo Monti che, partita dalla Sicilia, ormai da diversi giorni sta paralizzando il Paese con scioperi, blocchi e presidi nelle strade. E’ infatti confermato fino a venerdì lo sciopero proclamato dagli autotrasportatori, che hanno organizzato più di 60 presidi lungo tutta la rete autostradale. Quattro le regioni in cui situazione risulta più critica: Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Campania. I blocchi dei tir stanno creando seri problemi alla circolazione stradale in tutta Italia, con conseguenti code, rallentamenti e forti disagi per gli automobilisti. Disagi che non si registrano però solo nelle strade, ma riguardano anche cittadini e imprese: nei supermercati cominciano a scarseggiare molti generi alimentari, soprattutto i prodotti freschi, mentre molti stabilimenti industriali  – è quello che è accaduto oggi agli stabilimenti Fiat di Melfi, Cassino, Pomigliano, Mirafiori e Sevel – sono costretti a rimanere fermi a causa della mancata fornitura di componenti importanti. Anche la benzina scarseggia – in Ciociaria decine di distributori sono rimasti senza scorte di carburante – mentre gli agricoltori lamentano danni per milioni di euro a causa del deterioramento delle proprie merci. Insomma, un quadro tutt’altro che confortante.

Dopo una settimana di blocchi in Sicilia, la protesta degli autotrasportatori, nata in risposta all’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe autostradali previste nel decreto liberalizzazioni del governo Monti, si è trasformata in uno sciopero selvaggio a livello nazionale che sta facendo sentire tutti i suoi effetti negativi. Nonostante questo, la “rivolta dei Forconi” continua a fare proseliti in tutta la penisola. “Questa protesta sta diventando un problema di ordine pubblico, e questo non è un bene” ha ammonito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Ma Trasportounito risponde difendendo le ragioni della protesta ed affermando che “per la prima volta la gente comune, quella che come i nostri associati fatica ad arrivare a fine mese, ha capito.” Di “situazione intollerabile” parla anche il presidente dell’Autorità di garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse, che oltre a valutare la possibilità di emanare multe contro “chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini nel loro diritto a usufruire di servizi pubblici essenziali”, ha scritto al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri e a quello dei Trasporti, Corrado Passera, per chiedere di valutare se ci sono gli estremi per emanare un’ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni di autotrasportatori. Il ministro dell’Interno ha assicurato che “nelle proteste non si può andare oltre la legge e non saranno tollerati blocchi stradali.” Ha inoltre affermato che “è giusto che le proteste si manifestino, sempre però nel rispetto della legge”.

In ogni caso, stando a quanto annunciato da Trasportounito, la protesta proseguirà fino a venerdì. Domani è previsto un incontro di importanza cruciale tra governo e rappresentanti dei camionisti. Restano comunque alte le perplessità su una protesta che, pur partendo da motivazioni legittime, sta comportando oneri eccessivi per i cittadini. A testimonianza di questo, parole pesanti contro l’iniziativa portata avanti dagli autotrasportatori sono arrivate non soltanto da governo e imprese, ma anche dal mondo sindacale. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato del superamento del limite della protesta “positiva”, perché con i blocchi degli ultimi giorni è stato violato il diritto alla mobilità dei cittadini.

Francesca Garreffa

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