Mafia: sequestrati beni per 25 milioni di euro, arrestato il prestanome di Messina Denaro

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TRAPANI, 19 Gennaio –  Un’estensione di 150 ettari, 17 trattori, 8 autovetture , 8 rapporti bancari, una casa di cura per anziani e 2 società. Questi i bene sequestrati durante l’operazione Panoramic.  Protagonista della vicenda è Michele Mazzara, contadino 52enne, accusato di essere un prestanome del super latitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Mazzara era già stato arrestato il 31 ottobre del 1997 nel corso dell’operazione Halloween.

Francesco Milazzo, Vincenzo Sinacori e Vincenzo Ferro, ormai collaboratori di giustizia, lo avevano accusato di aver ospitato il numero uno di Cosa Nostra in una villetta di sua proprietà. L’imprenditore, durante il processo, aveva  patteggiato una condanna per favoreggiamento, a un anno e due mesi. Secondo i magistrati della Dda, Mazzara  avrebbe successivamente  rafforzato la sua posizione in Cosa Nostra con speculazioni immobiliari. E la costruzione  degli  alberghi  a San Vito Lo Capo e Castelluzzo-Makari, degli immobili tra Paceco e Trapani e degli opifici per l’ammasso di cereali e olio, ne sarebbero un concreto esempio.

Ma la parte più sconcertante della vicenda è che sia coinvolto anche un importante esponente della politica trapanese, il senatore Antonio d’Alì (PDL). “Non c’è alcun troncone di indagine relativo al senatore D’Alì per il sequestro di beni. Il senatore ha un suo procedimento estraneo a questa vicenda. Né con il signor Mazara ha rapporti di sorta. All’udienza di dicembre, davanti al Gip, è stata solo prodotta dal Pm una informativa della Squadra mobile con l’unico riferimento a un presunto tentativo di raccomandazione a favore di un nipote di Mazara per la realizzazione di un programma tv su una emittente locale, programma mai prodotto”. Queste le dichiarazioni dell’avvocato Biagio Bosco.

Martina Morlè

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