Morto il collaboratore di giustizia Rosario Spatola, si viene a sapere 4 anni dopo al processo

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TRAPANI, 12 Gennaio – Doveva essere il giorno decisivo nel processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno nel lontano 26 Settembre 1988, e il pentito Rosario Spatola inserito nella lista dei testimoni chiave dalla procura di Trapani, ne sarebbe stato il protagonista con le sue dichiarazioni per cercare di chiarire la dinamica e le diverse responsabilità nell’omicidio di Rostagno. In attesa del collegamento tramite videoconferenza con Spatola, arriva la comunicazione choc del pubblico ministero della Dda di Palermo, Francesco Del Bene che ghiaccia l’intera aula di Tribunale : “Il teste è deceduto”.

“Abbiamo aspettato 23 anni per avere un processo. E oggi pretendo che in aula, oltre a chiamare i testi defunti, si arrivi alla verità. Una verità che tutti conoscono”, ha commentato la figlia del giornalista ucciso, Maddalena Restano, oggi presente in Tribunale e visibilmente affranta e delusa per come sono andate le cose. Solo nel tardo pomeriggio si è accertato, infine,  che la morte del collaboratore di giustizia, allontanato dal servizio di protezione, condannato e dimenticato, in realtà risale a ben quattro anni fa, il 10 agosto 2008. Ma nessuno ne sapeva niente. Un “difetto di comunicazione”, ha spiegato la Procura.

Spatola, ex trafficante di droga, con alle spalle condanne anche per traffico d’armi, iniziò la sua collaborazione nel 1989 con Paolo Borsellino, cui rivelò i segreti della mafia trapanese. “Sono rimasto orfano. Non tornerò più in Sicilia, è morto un galantuomo”, disse dopo la morte del giudice nel luglio del 1992. Oggi avrebbe dovuto testimoniare contro due imputati, il boss Vincenzo Virga e uno dei suoi killer Vito Mazzara.

Emanuele Verdone

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