Manovra, Monti schiaffeggia Camusso e soci. Scioperi a raffica

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BOLOGNA, 13 DICEMBRE – Da domani inizia il difficile passaggio della manovra nelle aule parlamentari.

L’ultimo vertice governo-sindacati di domenica sera è finito con una fumata nera. Sul tavolo c’erano le proposte di modifica della manovra ma il premier è stato irremovibile: accetterò solo dei ritocchi ma l’impianto deve restare quello e non basta proporre correzioni che mantengono saldi invariati.

Monti ha piantato un paletto: non si deve e non si può cambiare l’unica riforma strutturale presente nel provvedimento, ossia quello che riguarda il sistema pensionistico. Da qui è arrivato il richiamo alle barricate di Cgil, Cisl e Uil (assieme all’Ugl) che, dopo anni, hanno ritrovato l’unità «anti-tecnici». Risultato: scioperi a raffica. Già ieri c’è stato uno stop di tre ore a fine turno, ma in futuro sarà peggio, come ha minacciato la leader della Cgil, Susanna Camusso: «Non è detto che sia finita e che lo sciopero di oggi (ieri, ndr) sia l’unico». In pratica i sindacati avevano chiesto alleggerimenti sulle misure previdenziali e l’Imu, suggerendo invece una patrimoniale. Ma il premier è stato inflessibile, sostenendo che la patrimoniale non è una riforma strutturale.

Monti tuttavia non si fa certo intimidire e va dritto per la sua strada, di fatto schiaffeggiando Camusso e soci. Ma siamo solo all’inizio. E’ in arrivo a breve, quando l’esecutivo comincerà a costruire il secondo pilastro della grande riforma strutturale che non possiamo più rimandare: quella del mercato del lavoro. Sebbene il premier nelle scorse settimane abbia assicurato che «nel settore del lavoro la concertazione è essenziale», tuttavia il ministro del Welfare Elsa Fornero ha già anticipato durante la sua audizione in commissione Lavoro alla Camera, senza però entrare nel dettaglio, quali siano i capitoli a cui il governo intende metter mano: ammortizzatori sociali, contratti atipici e flessibilità.

Pur senza nominarlo mai, uno dei nodi maggiori riguarderà l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La norma prevede che il licenziamento sia valido solo se avviene per giusta causa e, in assenza di questi presupposti, il giudice dichiara l’illegittimità dell’atto e ordina il reintegro nel posto di lavoro. Nelle aziende che hanno meno di 15 dipendenti, invece, il datore di lavoro può scegliere tra la riassunzione e il risarcimento.

Chiara Arnone

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