Ue, patto di bilancio a 26 paesi. Scontro Francia-Gran Bretagna. Londra resta isolata

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BOLOGNA, 9 DICEMBRE – L’Europa sull’Unione fiscale e di bilancio trova il punto di incontro ma si spacca. Il Regno Unito non ne fa parte e si va verso una stretta sui bilanci per salvare l’euro, a cui dovrebbero aderire i 17 Paesi dell’Eurozona, più altri sei o, forse, addirittura nove paesi europei. Praticamente tutti meno Londra.

Dopo una maratona negoziale durata oltre nove ore, i leader dell’Ue non sono riusciti a superare le resistenze della Gran Bretagna, che, nelle parole del presidente francese Nicolas Sarkozy, aveva posto delle «condizioni inaccettabili» per potere accettare una riforma dei Trattati a 27. «Nel breve termine – ha annunciato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy – abbiamo concordato un’azione immediata per superare le attuali difficoltà», attraverso un aumento delle nostre risorse finanziarie che, si spera, possa ‘impressionarè i mercati alla loro riapertura questa mattina.

In particolare, «i Paesi dell’eurozona e altri Stati membri renderenno disponibili risorse aggiuntive per 200 miliardi di euro all’Fmi, la leva dell’Efsf sarà rapidamente resa operativa e l’Esm entrerà in vigore a luglio del 2012», ha elencato Van Rompuy. Per il lungo periodo, abbiamo raggiunto un accordo su un nuovo patto di bilancio per l’eurozona, che è un primo risultato importante«. »Ci impegneremo tutti a nuove, forti regole di bilancio« attraverso un maggiore automatismo delle sanzioni, l’introduzione in Costituzione della norma sul pareggio di bilancio e la presentazione alla Commissione da parte degli Stati membri delle bozze di bilancio, ha spiegato il presidente del Consiglio Ue.

Secondo quanto si legge nella dichiarazione dei capi di Stato e di governo dell’eurozona diffuse a Bruxelles, alcune delle misure per rafforzare la disciplina di bilancio e la convergenza delle politiche economiche «potranno essere decise attraverso la legislazione secondaria», le altre, invece, attraverso le modifiche dei Trattati. «In assenza dell’unanimità tra i Paesi membri – affermano i leader dell’eurozona – si è deciso di adottare le misure attraverso un accordo che sarà firmato a marzo o in una data precedente. L’obiettivo resta quello di incorporare questi provvedimenti nei Trattati dell’Unione al più presto possibile». A questo processo «hanno indicato la loro intenzione di aderire» i leader di Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania, mentre quelli di Svezia e Repubblica Ceca «consulteranno i loro Parlamenti prima di prendere una decisione». Fuori Gran Bretagna e Ungheria.

Una sorta di cooperazione rafforzata con l’obiettivo di stringere le corde della disciplina di bilancio con nuove regole, che riesce a mettere insieme i 17 paesi di Eurolandia, più altri nove, ma non la Gran Bretagna che si sfila resta isolata. Svezia e Repubblica Ceca, che non solo ostili al patto, aspettano però un referendum per decidere se entrare. L’Ungheria, dopo essersi schierata inizialmente con Londra, ha invece fatto marcia indietro, e come Stoccolma e Praga ha solo chiesto di consultare i Parlamenti.

L’accordo per il nuovo trattato sull’Unione di bilancio sarà quindi firmato a marzo «quasi certamente da 26 stati membri», con la sola esclusione di Gran Bretagna. Il trattato nascerà con un «accordo internazionale», come quello sull’area Schengen. E intanto i capi di stato e di governo della Ue hanno firmato il trattato di adesione della Croazia. Il paese entrerà nella Ue dal primo luglio del 2013 diventandone il 28/mo stato membro. «Oggi è un giorno storico», ha dichiarato il presidente della Ue, Herman van Rompuy.

Borse in rialzo. Dopo un avvio negativo, i mercati cambiano rotta e tornano a salire, accogliendo apparentemente bene i risultati del vertice europeo. Piazza Affari sale del 2%, mentre il differenziale fra Btp e bund resta alto ma sotto quota 450 punti base. Soddisfatta la cancelliera tedesca Angela Merkel.

La decisione di non rivedere i trattatati è stata «difficile ma buona» replica il primo ministro inglese David Cameron. Ciò che è uscito da Bruxelles «non è nel nostro interess». C’è poi l’accordo sulla possibilità di un aumento di 200 miliardi di euro delle risorse al Fondo monetario internazionale per soccorrere i paesi in crisi, sull’affidamento alla Bce della gestione del Fondo salva-stati (Efsf) e in seguito del fondo Esm.

Se oggi è nata un’ Europa a due velocità è colpa della Gran Bretegna. Ne è sostanzialmente convinto Sarkozy, il quale, visibilmente provato dalle quasi dieci ore di riunione, ha spiegato che è stato a causa delle condizioni «inaccettabili» poste dal premier inglese se non si è potuto procedere sulla strada di una riforma dei Trattati a 27. «Abbiamo avuto un dibattito approfondito e difficile sulla forma giuridica da dare alla riforma dei Trattati e attuare le riforme», ha detto Sarkozy riferendosi agli interventi necessari per rafforzare la disciplina di bilancio e procedere sulla strada dell’unione economica. «Ma non è stato possibile procedere a 27 – ha poi aggiunto – e quindi abbiamo deciso di andare avanti con un accordo intergovernativo tra i 17 Paesi della zona euro aperto a chi vi vorrà partecipare». Cameron, ha detto Sarkozy, ha insistito a chiedere un protocollo allegato al trattato per esonerare la Gran Bretagna dall’applicazione delle regole sui servizi finanziari. «Una condizione non accettabile», ha aggiunto, poichè proprio da questo settore sono nati molti dei problemi dell’attuale crisi.

Le decisioni prese dai leader dei 27 rappresentano «un risultato molto buono per l’Eurozona». È il commento rilasciato dal presidente della Bce Mario Draghi, al termine della riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea questa mattina all’alba. Quanto raggiunto «è la base per un patto di bilancio con più disciplina nelle politiche economiche dei Paesi membri e certamente sarà utile nell’attuale situazione», ha sottolineato Draghi.

Chiara Arnone

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