Bambino di 18 mesi in overdose: accusati i genitori tossicodipendenti

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PALERMO, 5 Dicembre – Un bambino di 18 mesi è arrivato all’ospedale Di Cristina di Palermo in condizioni gravissime e con problemi respiratori. Ricoperto di lividi, con grossi ematomi sul viso e con le manine e le braccia piene di  bruciature, nel sangue gli sono state trovate tracce di cocaina.

Gravissime le condizioni del piccolo, che hanno lasciato sbalorditi i medici del pronto soccorso, che da ieri tentano di salvargli la vita. Il bimbo resta ricoverato in rianimazione e la prognosi è riservata e ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale.

Della vicenda si sta ora occupando la Procura di Palermo, che ha individuato nei genitori i maggiori indiziati per le violenze sul figlio. Lei, 25 anni, disoccupata, lui impiegato al mercato. Entrambi sono tossicodipendenti del quartiere Albergheria. Messi sotto interrogatorio i due danno versioni differenti e comunque poco convincenti dei fatti: prima sostengono che il bambino è caduto da un seggiolone e che nessuno di loro fa uso di droga. Inoltre la madre asserisce addirittura che a provocare gli ematomi sul neonato sarebbe stato il fratellino più grande: “È stato lui a maltrattarlo. Le bruciature sulle manine? Se l’è provocate lui con l’accendino”. I due vengono risentiti dal pubblico ministero, la donna continua a confermare la sua versione, mentre il compagno la cambia e descrive la compagna come una persona violenta e solita a picchiare i figli. Inoltre ammette che entrambi fanno uso di cocaina.

Stando al racconto dei genitori, il piccolo sarebbe stato allattato fino al quarto mese, quindi la droga sarebbe stata ingerita con il latte materno. Restano invece un mistero i lividi e le bruciature. «Non vedevamo queste cose da anni. Siamo rimasti allibiti per questa violenza», hanno commentato i medici dell’ospedale Di Cristina che hanno anche eseguito una visita per escludere abusi sessuali. Questo non è il primo caso di overdose infantile all’ospedale di Palermo: sette anni fa un neonato della stessa età morì perché la mamma, in carcere per droga, gli somministrava la cocaina durante i colloqui per provocare malori al figlio e usufruire dei permessi per assisterlo.

Il bambino avrebbe ingerito da solo la droga, dimenticata in giro per casa.

 

Luana Scialanca – Redazione centrale

 

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