Yemen: nessun accordo sul rilascio di Spadotto, mediazione vicina

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ROMA, 2 AGOSTO – La Mareb Press, l’agenzia di stampa dello Yemen, informa che non è stato raggiunto alcun accordo tra i capi tribù locali e i sequestratori durante l’incontro finalizzato ad una mediazione per il rilascio del carabiniere Alessandro Spadotto. Il ventinovenne friulano era stato rapito la scorsa domenica nella capitale yemenita Sana’a, presso la quale svolgeva il ruolo di addetto alla sicurezza dell’ambasciata italiana.

È ancora l’agenzia di stampa yemenita a riportare che le richieste avanzate dal capo dei sequestratori Ali Naser Huraidkan, rappresentante della tribù al-Jalal, residente nella provincia orientale di Maarib, nei confronti del proprio governo, riguarderebbero “l’annullamento del divieto di espatrio per lui, un risarcimento economico e la restituzione delle somme di denaro che mi sono state sottratte durante la prigionia”. Huraidkan, accusato di aver ucciso dei soldati yemeniti, era stato arrestato nel mese di gennaio; dopodiché era stato liberato in cambio della liberazione di un operatore norvegese dell’Onu rapito dagli uomini della sua tribù. Nonostante tutto, si guarda con ottimismo alla possibilità di una “mediazione tribale”: proprio il sequestratore Huraikdan ha dichiarato nella giornata di ieri che “la questione potrebbe essere risolta stasera, domani o nei prossimi due giorni”; ha dato inoltre informazioni sulle condizioni di salute del carabiniere italiano, che addirittura sta “meglio di come starebbe in Italia” e dispone di tutto ciò che desideri. Al telefono, Spadotto avrebbe però comunicato di avere subito dei maltrattamenti durante le prime fasi del sequestro.

Fiducioso sembra essere il padre dell’ostaggio, Augusto Spadotto, il quale ha affermato: “Chiaro che qualche novità c’è, ma va tutto molto piano; bisogna stare attenti e aspettare che ci siano altre conferme”. Il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, pur ribadendo il massimo riserbo sulla questione, dal canto suo ha assicurato di seguire personalmente il sequestro e di aver sentito spesso l’omologo yemenita Abu Bakr al-Qirbi.

Vincenza Accardi

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