Disoccupazione alle stelle

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ROMA, 1 Settembre A luglio 2012  i dati sono provvisori ma sono un chiaro indizio : il numero degli occupati è pari a 23.025 mila, invariato rispetto al mese precedente e in termini tendenziali. L’occupazione è in aumento tra gli uomini ed in forte calo per le donne. Secondo i dati Istat il 57,1% della popolazione italiana è disoccupata e non si vede nessun segno di miglioramento e di ripresa. Il numero dei disoccupati è arrivato a 2.764 mila con un – 0,1% rispetto a giugno, mentre su base annua aumentano del 33,6%( 695 mila unità). Le persone inattive tra i 15 e 64 anni sono diminuite dello 0,2% rispetto al mese precedente. L’inattività è pari al 36% con un -0,1% rispetto a giugno dello stessa anno.

L’Istat fornisce i dati relativi al secondo trimestre con un tasso di disoccupazione pari al 10,5% in aumento di +2,7 % rispetto all’anno prima: infatti il livello passa dal 6,9% del secondo trimestre del 2011 al 9,8% per gli uomini e dal 9% al 11,4% per le donne.   Secondo i dati forniti dall’Istat  il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale dal 27,4% del secondo trimestre 2011 al 33,9%, con un massimo del 48% per le donne del Mezzogiorno. Lo stesso secondo trimestre fa segnare un netto calo degli occupati con un -0,2%(-48.000 unità).

L’occupazione degli adulti con età superiore a 50 anni compensa la forte disoccupazione della popolazione più giovane tra i 35-49enni.  Il dato si fa ancora più negativa se consideriamo la situazione italiana: -133.000 unità rispetto alla forte crescita europea  con un +85.000 unità. Rispetto al secondo trimestre 2011 il tasso di occupazione italiana rimane stabile mentre gli stranieri segnano un lieve calo(dal 63,5% al 61,5%). La situazione è molto preoccupante e non si prospettano all’orizzonte segni di ripresa.

Chiari i commenti dei sindacati per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, i dati Istat sulla disoccupazione sono di “emergenza”; secondo la Cgil i numeri sono la “conferma di una legge sbagliata, da cambiare”; la Uil parla della “permanenza di uno stato di crisi socio-economico difficile da superare”. Sulla stessa linea l’Ugl.

Stefano Parisi

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